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Permacultura: cos’è?

11 ottobre 2011

Una definizione semplice, unica, generale di permacultura non esiste.  Permacultura viene dall’inglese “permanent agriculture“, cioè agricoltura permamente – e suggerisce l’importanza di passare da un modello agricolo basato in gran parte su colture annuali energivore a uno schema che favorisce colture pluriennali caratterizzate da bassi consumi di energia fossile e da un impiego ridotto di lavoro umano. La permacultura è una forma di policoltura (coltivazione di diverse varietà di piante nella stessa zona agricola o nella stessa azienda) capace di imitare la diversità degli ecosistemi naturali.

L’idea di permacultura nasce in Australia negli anni 70 dal lavoro di ricerca di Bill Mollison e David Holmgren. Mollison  ha definito la permacultura come “la filosofia del lavorare con e non contro la natura; la filosofia dell’osservare in modo prolungato e consapevole, piuttosto che del lavorare in modo prolungato e sconsiderato; la filosofia del guardare le piante e gli animali nel loro complesso, piuttosto che del considerare ogni area come un progetto di sistema unico, singolare, separato dal resto” (a philosophy of working with, rather than against nature; of protracted and thoughtful observation rather than protracted and thoughtless labor; and of looking at plants and animals in all their functions, rather than treating any area as a single project system). La permacultura è un modello non solo di agricoltura ma anche di vita sostenibile, è un approccio olistico all’agricoltura. I principi della permacultura affondano le proprie radici nell’agricoltura biologica, nelle scienze agroforestali, nelle strategie di sviluppo sostenibile e nell’ecologia applicata. Oggi la permacultura è uno strumento di progettazione di sistemi.  E’ infatti un metodo per: 1) guardare un intero sistema o un problema, 2) osservare come le parti del sistema comunicano tra loro, 3) pianificare la riparazione di sistemi inefficienti, applicando soluzioni derivate da sistemi risultati sostenibili nel lungo periodo; 4) individuare i collegamenti tra diverse  parti.

La permacultura è un’osservazione attenta e contemplativa della natura e dei sistemi naturali per riconoscere i modelli e i principi universali (come i cicli naturali che si ripetono instancabilmente nel tempo) da applicare a situazioni particolari. Progettare in permacultura significa usare modelli naturali  per creare sistemi produttivi duraturi, sostenibili ed equilibrati con una capacità di auto-mantenimento e  rinnovamento con l’impiego di quantita’ minime di energia. I fondamenti etici della permacultura (progettazione e pratica) sono: 1) Prendersi cura della terra – la terra è la fonte di tutta la vita e l’umanità è parte della terra; 2) Prendersi cura della gente – sostenere e aiutare ogni vita senza danneggiare le persone e il pianeta, sviluppando una società sana; 3) Condividere le risorse – usare le limitate risorse naturali della terra in modo saggio ed equo.

Ecovillaggi: anche l’Italia sa fare la sua parte

27 settembre 2011

L’Italia è verde? Gli italiani hanno voglia di vivere in modo sostenibile? Secondo una ricerca realizzata da Gpf (Istituto di Ricerca e Consulenza Strategica) per Sette “il 50% è attento all’ambiente e acquista prodotti eco. Il 60% opta per i grandi marchi più attenti a non sprecare”. Ma “essere verde” non  significa solo scegliere prodotti eco-friendly, coinvolge  in realtà tutti gli aspetti della vita quotidiana dal lavoro all’istruzione, dalle abitudini alimentari  alle relazioni interpersonali. Nasce da qui l’esperienza dell’eco-villaggio che inizia a diffondersi anche in Italia. Oggi in Italia  sono attivi o in  via di realizzazione più di 10 eco-vilaggi! In Piemonte si trova  Damanhur (Federazione di Damanhur, Baldissero Canavese, Torino). E’ una federazione di comunità ed ecovillaggi fondata negli anni settanta. La sua filosofia si basa sull’azione, sull’ottimismo e sull’idea che viviamo per lasciare qualcosa di noi agli altri, per contribuire alla crescita e all’evoluzione dell’intera umanità e alla trasformazione dei sistemi sociali e politici del pianeta. Un altro eco-villaggio di sicuro interesse è Torri Superiore , villaggio medievale situato ai piedi delle Alpi liguri vicino a Ventimiglia, fondato principi dell’ecologia e della permacultura.  Dunque cosa ci impedisce di cominciare una vita sostenibile? Cominciamo col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ci sorprenderemo a fare l’impossibile!!!! Altre informazioni  sono disponibili nel sito  RIVE – Rete Italiana Villaggi Ecologici oppure nel sito dell’Accademia Italiana di Permacultura.

La casa prefabbricata fa bene al clima

25 settembre 2011

Riceviamo da un  contatto Milano Green e volentieri pubblichiamo

Le case prefabbricate sono  un’ottima soluzione, al tempo tesso semplice e innovativa, per chi vuole alleggerire le bollette  e  dare  un importante contributo al nostro ecosistema. Le case prefabbricate in legno si basano su un sistema di costruzione totalmente ecologico ed orientato a un risparmio di energia che, nel mercato attuale, non trova soluzioni paragonabili. Le case prefabbricate hanno avuto un forte sviluppo negli ultimi anni in particolare a partire dagli anni ’70, ma  queste abitazioni hanno una storia ben più lontana: il legno è infatti un materiale che ha da sempre accompagnato l’uomo nella realizzazione degli edifici dalle capanne sino alle più evolute strutture in lamellare. I prefabbricati in legno possono essere considerati a tutti gli effetti case passive: sono infatti isolati energeticamente e producono bassi consumi con la conseguenza che le emissioni di Co2  in atmosfera saranno minime. Rispetto a un edificio “tradizionale” con un buon isolamento ed impiantistica moderna,  i vantaggi sono comunque molteplici. Ad esempio il raffrescamento forzato, elemento ormai indispensabile nelle case in muratura, non è necessario nei prefabbricati in legno. La climatizzazione estiva inoltre comporta nelle case in muratura grandi consumi di energia elettrica, mentre nelle abitazioni prefabbricate a risparmio energetico si può fare a meno  degli impianti di raffrescamento. E’  da considerare inoltre che le case in legno vengono prodotte impiegando pochissima energia rispetto alle abitazioni con strutture in laterocemento. Il legno infatti grazie alla sua facile lavorabilità non comporta scarti, è un materiale rinnovabile ed è facilmente trasportabile per il suo peso ridotto. Insomma le case prefabbricate possono essere realizzate con un minimo impatto ambientale e durante la loro vita  richiedono   bassi apporti  di energia e comportano emissioni ridotte. Anche i costi delle case prefabbricate a risparmio energetico sono senz’altro competitivi confrontate con le più moderne abitazioni in muratura:  il  prezzo medio delle case prefabbricate varia  dai 1.200 a 1.400 €/mq (chiavi in mano): in più  i costi e i tempi di costruzione sono certi.  Mario Caruso

Il video di ABI-TANTI sul nostro canale YouTube

14 giugno 2011

Per chi se lo fosse perso, ecco un video dell’installazione in Piazza Duomo del 21 Maggio!


C’è un gran da fare all’Ortica

4 ottobre 2010

Continua la protesta pacifica della gente di Milano. A Via  Ortica, settimana scorsa,  le buche che forano la strada più o meno ogni 10 metri sono state riempite di ciclamini. Ma che buche sono??? Guardate qui, in ogni buca ci stanno fino a tre piante di ciclamini… Gli abitanti  dell’Ortica richiamano l’attenzione del Comune: venite a metterci a posto la strada! E rischiano di brutto, avete mai provato a piantare ciclamini, per strada, nel traffico milanese dell’ora di punta??? La Banda dell’Ortica ce l’ha fatta. Tranquilli,  è  un’Associazione di Quartiere. Passate parola, se tutti ci mettessimo a riempire le buche delle nostre strade, Milano fiorirebbe in tutte le stagioni. In autunno possiamo provare anche con le piante di aglio e  con qualsiasi varietà di cavolo. O di verza, per non offendere nessuno. Cambiano solo i profumi.

La marcia elettrica parte in Catalogna

28 settembre 2010


ECOLUDIC, organizzazione not-for-profit spagnola,  ha organizzato  con alcuni partner pubblici e privati il primo sentiero elettrico della storia della Catalogna. Il sentiero – REXCAT: Ruta Electrica Per Catalunya - è stato lanciato a inizio agosto 2010 e sta attraversando gran parte del territorio catalano con una vasta gamma di veicoli elettrici : automobili, biciclette, moto, motorini e  prototipi di veicoli solari. Lungo il tragitto ECOLUDIC organizza diverse azioni di sensibilizzazione a favore di una mobilità sostenibile:  incontri con esperti di mobilità, proiezioni  audiovideo, workshops sul funzionamento dei veicoli elettrici a disposizione dei partecipanti per una prova. L’obiettivo è diffondere l’uso e la cultura di veicoli  a zero Co2, far capire il rapporto tra mobilità e clima che cambia  e promuovere l’efficienza energetica dei motori elettrici. Tra i partner che stanno collaborando al successo dell’iniziativa Enisola, importatore di un veicolo elettrico made in Italy: Tazzari zero.

Orti a Milano: occhio a Viale Missaglia

26 luglio 2010

L’orto urbano a Milano è già una storia. Non siamo poi così indietro indietro rispetto a svizzeri, tedeschi e olandesi. Viale Missaglia è un ottimo punto di partenza per capire dove siamo.  Vale la pena di fare una piccola esplorazione per vedere quanta passione per il verde si è già tradotta in insalata! In più a ORTImissaglia si trova una mappa degli orti di Milano. Guardare per credere.  C’è un sacco di gente già impegnata in questa direzione.  Perchè non farne un modello da imitare? Un vero fiore all’occhiello della nostra città?

Graffiti Research Lab per la città che comunica

3 luglio 2010

Milano  Green Art Festival 2009 ha portato Graffiti Research Lab (GRL) di Vienna con i suoi laser tag per le strade di Milano. Da allora i GRL si sono moltiplicati in tutto il mondo e  continuano a proporre soluzioni tecnologiche creative e open source per dare la possibilità a tutti di trasformare la propria città in un vero e proprio “mezzo” di comunicazione. Nato a New York dalla collaborazione tra l’artista Evan Roth e l’ingegnere James Powderly, il progetto GRL si presenta come una strategia per riappropriarsi degli spazi urbani sempre più saturi di messaggi che, nella maggior parte dei casi, le persone non scelgono ma subiscono.  I  gruppi GRL cercano di andare oltre: con i loro media user friendly danno un ruolo da protagonisti della comunicazione  ai componenti delle comunità urbane.

 

Con Roadmap 2050 nasce Enoropa

14 giugno 2010

Una rivoluzione invisibile dell’energia, una rete energetica a livello europeo, una nuova mappa europea ripartita non più secondo confini politici ma in aree caratterizzate per la dotazione di energie rinnovabili. Solaria, Hydropia, Geothermalia, Biomassburg sarebbero alcuni dei nomi delle nuove nazioni. E’ Enoropa, una Europa  che potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050 attraverso roadmap 2050, uno delle ultimi progetti dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA) diretto da Rem Koolhaas e ben presentato nel video qui sopra. Enoropa: idea utopica che esplora l’impossibile o pensiero utopiano capace di sprigionare il possible?

Progetto Green Ring

17 maggio 2010

Green Ring é un progetto urbanistico pensato per soddisfare due bisogni spesso inconciliabili: il verde e i parcheggi. Come si legge nel manifesto di Green Ring:

“Più parcheggi” oppure “più verde e giardini”.

Così di solito si esprime in termini sintetici una forma di rivendicazione sulla città che forse vuol dire altro, che forse è solo l’estremizzazione di un’idea di città nella quale si desidererebbe muoversi e sostare con più facilità, camminare e incontrarsi con più naturalezza.

Green Ring è la scommessa che tutto ciò si possa ottenere lavorando sulla città esistente e su una particolare forma urbana di Milano, quella della cerchia dei bastioni, l’anello intermedio che connette centro e aree esterne.

Green Ring immagina che la città non sia delle automobili in sosta ma dei cittadini che si muovono.

Questo studio si concentra su un tratto di Green Ring (1 km che comprende via Papiniano e via Coni Zugna) e immagina un nuovo sistema di suolo che aggrega i parcheggi in nuovi edifici silos e libera il suolo per integrare quello che è già un’importante landmark verde di Milano fino a farlo diventare una vera e propria infrastruttura ambientale capace di ossigenare e ombreggiare, di proteggere e ospitare. Oggi, in questo tratto di strada, oltre 500 automobili sostano. Di queste circa il 70% occupa spazi che non sono né “gialli” né “blu”.

La costruzione di 6 silos di parcheggi meccanizzati — capaci ognuno di contenere 70 automobili — consentirebbe di soddisfare quasi del tutto la domanda attuale di sosta, di garantire un cospicuo ritorno economico e di liberare suolo utile alle attività pubbliche ma anche a nuovi alberi.

Ogni kilometro di Green Ring ospiterà potenzialmente 375 alberi, disposti su due file lungo l’anello interno (Papiniano, Gian Galeazzo, Beatrice d’Este, ecc) e su un singolo filare sui marciapiedi dell’anello esterno (Coni Zugna, Gorizia, Col di Lana, ecc.).

Il disegno che presentiamo è quindi potenzialmente applicabile a tutti gli 11 km dell’anello, articolandosi necessariamente per trovare di volta in volta spazi sufficienti per l’alloggio dei silos, adattarsi al tracciato del tram, inglobare i giardini e i monumenti esistenti, contribuendo a fare di Green Ring un elemento di orientamento e di qualità diffusa dell’abitare.

Più parcheggi appunto, ma anche più verde e giardini.

Green Ring è nato nell’ambito del MUVAD (Master in Urban Vision and Architectural Design) ed è stato successivamente sviluppato nello studio barreca&lavarra dall’architetto Gianandrea Barreca.