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Human Smart City: progetto pilota di vicinato intelligente

2 novembre 2014
Quarto Gardening in azione

Quarto Gardening in azione

Super-interessante il  progetto pilota My Neighbourhood-MyCity  promosso e co-finanziato dall’Unione Europea su fondi del programma CIP (Competitività e Innovazione) per la visione innovativa di Smart City che propone. Il concept di base è la considerazione del fattore umano a pari merito con le nuove tecnologie nei processi di rigenerazione urbana, attivando lo sviluppo di una Human Smart City. La visione proposta è quella di un rinascimento urbano che parte dal basso, dalla dimensione comunitaria e di quartiere, riconoscendo l’importanza vitale dei rapporti di vicinato e di solidarietà fra membri di uno stesso nucleo abitato nel sostenere la capacità delle famiglie e delle persone di resistere alle avversità e a crisi sociali anche gravi. L’ipotesi di lavoro, attualmente in fase di sperimentazione in quattro contesti urbani abbastanza eterogenei fra loro (Aalborg in Danimarca, Birmingham nel Regno Unito, Lisbona in Portogallo e il quartiere di Quarto Oggiaro in comune di Milano), è che l’intervento pubblico sulle emergenze sociali e di protezione dai rischi legati alla convivenza civile in condizioni di particolare degrado possa essere significativamente migliorato grazie all’uso di un mix fra tecnologie ICT e metodologie di codesign partecipato di servizi capace di riportare alla luce lo spirito solidaristico e il clima di rispetto e fiducia un tempo riscontrabili con maggiore intensità negli stessi contesti urbani.

In particolare nel Comune di Milano (con l’Amministrazione coinvolta come partner nel consorzio europeo, assieme al Politecnico di Milano e a un team ICT coordinato da Ricardo Stocco) le attività condotte da progetto sono state:

  • Il rinnovamento delle forme e modalità di presenza dell’Amministrazione comunale all’interno del quartiere degradato di Quarto Oggiaro, attraverso una collaborazione molto concreta con l’associazionismo, gli esercizi di vicinato, le scuole e soprattutto i nuclei familiari e i singoli residenti, spesso appartenenti a gruppi di immigrazione;
  • Una co-progettazione partecipata di servizi, con due iniziative di innovazione organizzate e gestite dal basso, Quarto Food Club – servizio ristorazione offerto alle persone anziane con il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Alberghiero presso i locali della scuola, e Quarto Gardening per il miglioramento e la manutenzione delle aree verdi nel quartiere grazie al supporto degli studenti dell’Istituto Agrario assieme ai residenti;
  • L’integrazione di un preesistente servizio di comunicazione di quartiere,  QuartoWeb, che oltre a varie funzionalità di tipo “social” consente ora a chiunque ne abbia interesse di geo-referenziare le proprie iniziative e invitare altri utenti della piattaforma a collaborare a progetti di interesse comune.
Quarto Food Club in azione

Quarto Food Club in azione

Le attività di progetto stanno continuando con successo sia a Milano sia nelle altre aree urbane europee, e si stanno creando le condizioni per estendere le sperimentazioni pilota anche ad altri quartieri delle stesse città. Ad esempio a Milano nell’area di Via G.B. Morgagni e dintorni.

La piattaforma MyNeibourhood è open e:

1) combina i dati e le funzionalità delle Apps esistenti sulle informazioni nelle città (come MyCityWay, Foursquare) con nuovi strumenti che rafforzano i legami tra le persone in contesti locali sia online sia nella realtà, con nuovi strumenti che connettono le persone sia on sia offline;

2) usa le tecniche della gamification per incoraggiare le persone e coinvolgere maggiormente nei progetti per il loro quartiere.

 

Permacultura: cos’è?

11 ottobre 2011

Una definizione semplice, unica, generale di permacultura non esiste.  Permacultura viene dall’inglese “permanent agriculture“, cioè agricoltura permamente – e suggerisce l’importanza di passare da un modello agricolo basato in gran parte su colture annuali energivore a uno schema che favorisce colture pluriennali caratterizzate da bassi consumi di energia fossile e da un impiego ridotto di lavoro umano. La permacultura è una forma di policoltura (coltivazione di diverse varietà di piante nella stessa zona agricola o nella stessa azienda) capace di imitare la diversità degli ecosistemi naturali.

L’idea di permacultura nasce in Australia negli anni 70 dal lavoro di ricerca di Bill Mollison e David Holmgren. Mollison  ha definito la permacultura come “la filosofia del lavorare con e non contro la natura; la filosofia dell’osservare in modo prolungato e consapevole, piuttosto che del lavorare in modo prolungato e sconsiderato; la filosofia del guardare le piante e gli animali nel loro complesso, piuttosto che del considerare ogni area come un progetto di sistema unico, singolare, separato dal resto” (a philosophy of working with, rather than against nature; of protracted and thoughtful observation rather than protracted and thoughtless labor; and of looking at plants and animals in all their functions, rather than treating any area as a single project system). La permacultura è un modello non solo di agricoltura ma anche di vita sostenibile, è un approccio olistico all’agricoltura. I principi della permacultura affondano le proprie radici nell’agricoltura biologica, nelle scienze agroforestali, nelle strategie di sviluppo sostenibile e nell’ecologia applicata. Oggi la permacultura è uno strumento di progettazione di sistemi.  E’ infatti un metodo per: 1) guardare un intero sistema o un problema, 2) osservare come le parti del sistema comunicano tra loro, 3) pianificare la riparazione di sistemi inefficienti, applicando soluzioni derivate da sistemi risultati sostenibili nel lungo periodo; 4) individuare i collegamenti tra diverse  parti.

La permacultura è un’osservazione attenta e contemplativa della natura e dei sistemi naturali per riconoscere i modelli e i principi universali (come i cicli naturali che si ripetono instancabilmente nel tempo) da applicare a situazioni particolari. Progettare in permacultura significa usare modelli naturali  per creare sistemi produttivi duraturi, sostenibili ed equilibrati con una capacità di auto-mantenimento e  rinnovamento con l’impiego di quantita’ minime di energia. I fondamenti etici della permacultura (progettazione e pratica) sono: 1) Prendersi cura della terra – la terra è la fonte di tutta la vita e l’umanità è parte della terra; 2) Prendersi cura della gente – sostenere e aiutare ogni vita senza danneggiare le persone e il pianeta, sviluppando una società sana; 3) Condividere le risorse – usare le limitate risorse naturali della terra in modo saggio ed equo.

GRND Lab: techno-green senza retorica

18 giugno 2010

GRND Lab (pronunciato: ground lab) é un laboratorio specializzato nella creazione di soluzioni tecnologiche per affrontare le sfide umanitarie, ambientali e sociali in paesi del terzo mondo e non. Il team di GRND Lab, che sta per Global Research and Networked Devices, lavora a Brooklyn e negli ultimi anni ha ideato, costruito ed implementato i suoi dispositivi elettronici in diversi Paesi del mondo. Per capire meglio il loro lavoro abbiamo intervistato Benedetta Piantella, una delle fondatrici del laboratorio. Ecco alcuni passaggi della lunga e interessante conversazione che abbiamo avuto con lei via skype.

– Parlaci di “Device X”, il progetto di GRND di cui abbiamo letto su alcuni ‘green blog’ e su altri siti focalizzati sullo sviluppo sostenibile

Device X nasce da una sfida che ci lanciò UNICEF un anno fa. La sfida era di costruire un dispositivo elettronico che fosse resistente, non sembrasse di valore (così non lo rubano), che parlasse lingue diverse, consumasse poco, fosse portatile, ricaricabile, semplice da usare e che si potesse connettere col mondo esterno. Abbiamo così costruito un dispositivo medico portatile che permette di raccogliere le informazioni dei pazienti e di produrre una diagnosi del livello di malnutrizione e complicazioni nei bambini che poi verrà trasmessa via SMS ad una database centralizzata che UNICEF sta implementando. 13 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di Severa Acuta Malnutrizione (SAM), una condizione che annualmente causa più di 1 milione di morti, possibili da prevenire. A dicembre del 2009 sono stata per due settimane in Uganda per testare il dispositivo in cliniche pubbliche rurali e osservare il percorso di diagnosi in modo da creare una soluzione facile da implementare localmente e che sia sostenibile nel tempo.

– Quanto é importante per te utilizzare tecnologie open source, e perché?

E’ fondamentale. Da un lato il nostro approccio open source a GRND Lab ha l’obiettivo di combattere alcune delle situazioni presenti oggi, in cui esistono soluzioni tecnologiche a specifici problemi, ma sono troppo costose perché possano essere applicate efficacemente in paesi in crisi. Dall’altro lato, crediamo profondamente nell’importanza del creare una comunità attorno a specifici progetti e soluzioni, così da assicurare la longevità del progetto stesso e la continuità del suo sviluppo da parte di chi utilizza direttamente i dispositi da noi creati. La possibilità di avere collaboratori e contributori in tutto il mondo sta creando un nuovo metodo di design collaborativo che rappresenta un forte progresso.

– La parola “green” (o eco-sostenibile) é molto inflazionata di questi tempi. Un numero impressionante di aziende sembra voler mostrare le proprie credenziali di eco-compatibilitá, rendendo difficile distinguere tra chi é credibile e chi no. Tu cosa ne pensi? Secondo te questo trend é positivo?

Questo trend in certi sensi mi ricorda il trend successivo all’introduzione sul mercato di macchine fotografiche digitali a poco costo e il successivo problema della distinzione tra il fotografo professionista e l’amatore. Credo che col tempo si chiariranno molti di questi dubbi e le società che non hanno messo vero impegno nella eco-compatibilità, rimarranno indietro dimostrando la loro poca credibilità. Il trend credo sia positivo se non altro perché sensazionalizza un fenomeno a cui dobbiamo rispondere adesso e numerosi. La credibilità si verifica solo col tempo e interrogando queste società direttamente su in che cosa consistano effettivamente i loro sforzi ecologici.

Con Roadmap 2050 nasce Enoropa

14 giugno 2010

Una rivoluzione invisibile dell’energia, una rete energetica a livello europeo, una nuova mappa europea ripartita non più secondo confini politici ma in aree caratterizzate per la dotazione di energie rinnovabili. Solaria, Hydropia, Geothermalia, Biomassburg sarebbero alcuni dei nomi delle nuove nazioni. E’ Enoropa, una Europa  che potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050 attraverso roadmap 2050, uno delle ultimi progetti dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA) diretto da Rem Koolhaas e ben presentato nel video qui sopra. Enoropa: idea utopica che esplora l’impossibile o pensiero utopiano capace di sprigionare il possible?

Progetto Green Ring

17 maggio 2010

Green Ring é un progetto urbanistico pensato per soddisfare due bisogni spesso inconciliabili: il verde e i parcheggi. Come si legge nel manifesto di Green Ring:

“Più parcheggi” oppure “più verde e giardini”.

Così di solito si esprime in termini sintetici una forma di rivendicazione sulla città che forse vuol dire altro, che forse è solo l’estremizzazione di un’idea di città nella quale si desidererebbe muoversi e sostare con più facilità, camminare e incontrarsi con più naturalezza.

Green Ring è la scommessa che tutto ciò si possa ottenere lavorando sulla città esistente e su una particolare forma urbana di Milano, quella della cerchia dei bastioni, l’anello intermedio che connette centro e aree esterne.

Green Ring immagina che la città non sia delle automobili in sosta ma dei cittadini che si muovono.

Questo studio si concentra su un tratto di Green Ring (1 km che comprende via Papiniano e via Coni Zugna) e immagina un nuovo sistema di suolo che aggrega i parcheggi in nuovi edifici silos e libera il suolo per integrare quello che è già un’importante landmark verde di Milano fino a farlo diventare una vera e propria infrastruttura ambientale capace di ossigenare e ombreggiare, di proteggere e ospitare. Oggi, in questo tratto di strada, oltre 500 automobili sostano. Di queste circa il 70% occupa spazi che non sono né “gialli” né “blu”.

La costruzione di 6 silos di parcheggi meccanizzati — capaci ognuno di contenere 70 automobili — consentirebbe di soddisfare quasi del tutto la domanda attuale di sosta, di garantire un cospicuo ritorno economico e di liberare suolo utile alle attività pubbliche ma anche a nuovi alberi.

Ogni kilometro di Green Ring ospiterà potenzialmente 375 alberi, disposti su due file lungo l’anello interno (Papiniano, Gian Galeazzo, Beatrice d’Este, ecc) e su un singolo filare sui marciapiedi dell’anello esterno (Coni Zugna, Gorizia, Col di Lana, ecc.).

Il disegno che presentiamo è quindi potenzialmente applicabile a tutti gli 11 km dell’anello, articolandosi necessariamente per trovare di volta in volta spazi sufficienti per l’alloggio dei silos, adattarsi al tracciato del tram, inglobare i giardini e i monumenti esistenti, contribuendo a fare di Green Ring un elemento di orientamento e di qualità diffusa dell’abitare.

Più parcheggi appunto, ma anche più verde e giardini.

Green Ring è nato nell’ambito del MUVAD (Master in Urban Vision and Architectural Design) ed è stato successivamente sviluppato nello studio barreca&lavarra dall’architetto Gianandrea Barreca.