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Francoforte prima in classifica delle città sostenibili

25 aprile 2016

frankfurt 1Francoforte, 700mila abitanti nel cuore della Germania, grande centro finanziario e importante snodo aeroportuale e ferroviario della mobilità mondiale, è al primo posto nella classifica del Sustainable Cities Index 2015 . E’ stata proprio la sua vivacità, unita alla vivibilità, alla coesione sociale e agli altri standard di rispetto dell’ambiente a farle conquistare la vetta della graduatoria. Pioniera nel campo della sostenibilità e membro della  Climate Alliance between European Cities, Francoforte ha varato le prime misure per green city già all’inizio anni Novanta. I primi dati sulle emissioni di gas serra risalgono al 1987, quando la produzione pro capite era pari a 11,4 tonnellate all’anno. Il dato dovrebbe calare, secondo le previsioni, a quota 5,7 nel 2030 e l’obiettivo finale è quello di non superare le due a testa, continuando con un taglio del 10% ogni cinque anni. Per raggiungere questa meta ambiziosa, l’attuale piano ambientale “100% Climate Protection” stabilisce che entro il 2050 l’intera città dovrà essere alimentata ad energie rinnovabili, provenienti per la maggior parte da centrali locali. Molti investimenti mirano ad aumentare l’efficienza energetica per ridurre la domanda, e i cittadini sono stimolati da incentivi: chi riduce il proprio consumo elettrico di almeno il 10% rispetto all’anno precedente riceve un premio di 20 euro, a cui si aggiungono altri incentivi per ogni chilowattora risparmiato. Contemporaneamente, è stata ampliata la superficie destinata a parchi (più di 40 in tutta la città), laghetti e aree verdi, che coprono ormai ben il 52% del suolo pubblico. Ogni albero di proprietà comunale è registrato e monitorato periodicamente e tutte le informazioni che lo riguardano sono inserite in un database consultabile online. La città vanta anche la più vasta foresta urbana della Germania, con più di 8mila ettari di bosco che formano una cintura verde attorno al centro. Gli interventi più massicci per l’efficientamento energetico hanno riguardato, fino ad ora, l’edilizia pubblica, che è stata sottoposta a una lunga serie di interventi di riqualificazione. Dal 1990 il consumo di elettricità è stato ridotto del 10%, quello dell’energia per il riscaldamento del 36% e il consumo di acqua è crollato del 62%, per un risparmio di più di 15 milioni di euro solo nel 2008. Il perno tecnologico è la passivhaus, edificio passivo, lo standard usato per le nuove costruzioni dalla ABG Frankfurt Holding, la più grande società immobiliare cittadina, a partecipazione pubblica: più di 3500 nuove costruzioni tra uffici, case, scuole, asili e palestre sono stati ideati con un fabbisogno minimo di energia, grazie soprattutto a tecniche di isolamento all’avanguardia. Sui palazzi già esistenti, specialmente se di importanza storica, si agisce invece con interventi mirati, con un miglioramento dell’efficienza attorno al 50%. Il successo è stato tale che è stato persino organizzato una sorta di giro turistico, il KLIMAtour, per far visitare a chiunque fosse interessato, i più bei edifici passivi della città. Tra le molte iniziative per sensibilizzare la popolazione, spicca il programma Cariteam, una serie di corsi di formazione per aiutare i disoccupati a diventare “assistenti energetici”. Corsi sulla stessa tematica sono stati inseriti nel programma delle elementari, dove gli alunni si esercitano a calcolare il proprio consumo di energia e cercano il modo di diminuirlo. Solo nel 2008 nelle 50 scuole coinvolte la riduzione di gas serra è stata di 1400 tonnellate.

Inquinamento dell’aria in Europa: peggio di quanto pensiamo

7 dicembre 2015

smog-in-citta-2Mentre è in corso a Parigi la Conferenza sul Clima, forse la più cruciale dall’inizio del percorso nel lontano 1992, alcuni dati sullo stato dell’inquinamento atmosferico in Europa sollevano un nuovo e preoccupante allarme. Certamente l’aria in Europa non è oggi aggressiva come lo era una volta, e lo è sicuramente molto meno che in Cina o in India. Il declino industriale e le politiche per l’aria pulita avviate a partire dagli anni ’50 hanno abbassato molto, negli ultimi decenni, i livelli di alcuni inquinanti come il diossido di zolfo, le polveri sottili e l’ossido di azoto. Eppure, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, ancora più 400mila Europei muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Nel 2010, i costi sanitari connessi con i danni alla salute da inquinamento atmosferico sono stati stimati tra 330 e 940 miliardi di euro, una quota che oscilla tra il 3% e il 7% del PIL europeo. Nove su dieci Europei residenti in città sono esposti a tassi di inquinamento superiori ai livelli di guardia indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I livelli più alti di biossido di azoto sono registrati a Londra. Alcune città turche sono al top per i livelli di PM10. Ma i livelli peggiori di inquinamento atmosferico si registrano in Est Europa, dove sono ancora attive centrali a carbone e dove si convogliano alcuni flussi di inquinamento provenienti da altri Paesi europei.

Negli anni ’50 l’inquinamento dell’aria era un killer visibile, tangibile. Il grande smog londinese del 1952 ha fatto la storia. Per trovare la strada di casa, i londinesi dovevano attaccarsi alle ringhiere. Migliaia di morti hanno spinto la politica ad approvare il Clean Air Act nel 1956. Negli anni ’70 le piogge acide hanno rappresentato un altro fenomeno tangibile capace di generare contro-misure politiche e legislative. Ma oggi l’inquinamento dell’aria è quasi invisibile e non è quindi un tema di particolare attenzione politica. In alcuni casi le misure per l’abbattimento dei gas serra hanno prodotto effetti negativi per lo stato dell’ambiente atmosferico. Così è per i veicoli diesel: emettono meno CO2, ma producono emissioni dannose per l’aria, a volte anche più di quanto i test lasciano intendere, come mostra il caso Volkswagen. L’altro problema riguarda l’agricoltura. Le emissioni di ammoniaca da questo settore producono particolato, cioè polveri sottili, ma c’è una forte resistenza ad applicare normative stringenti agli agricoltori.

Insomma, mentre resta alta l’attenzione della politica sull’andamento del clima, non lo è abbastanza sullo stato dell’ambiente atmosferico. La salute dei cittadini europei è a rischio e il problema non è locale, ma globale. Occorre riportare il tema al centro della sensibilità civica e istituzionale. (The Economist, December 5th-11th 2015)