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Reykjavic: la città che sta bene con se stessa

24 maggio 2016

ReykjavikC’è un tesoro vero a Reykjavic, capitale d’Islanda, ed è la sua straordinaria dotazione di vulcani, fanghi termali, geyser, in breve di geotermia. La città ha imparato a farne un uso massiccio ed efficiente, oltre che come fattore di attrattività turistica, anche come fonte principale di energia. La storia dell’impiego della geotermia a Reykjavic inizia nei lontani anni Settanta del Novecento. Oggi più del 70% del fabbisogno energetico dei suoi 120 mila abitanti è garantito da questa straordinaria fonte rinnovabile. E’ sufficiente per  illuminare in modo costante le strade della città, riscaldare le serre che producono la maggioranza della frutta e della verdura coltivate nelle vicinanze e rifornire di acqua calda le molte piscine all’aperto, sfruttate dalla popolazione anche durante i mesi più freddi. Secondo le stime del network C40 Cities Climate Leadership Group, grazie alla geotermia la città ha evitato di emettere nell’atmosfera, dal 1944 a oggi, più di 130 milioni di reikiavik5tonnellate di anidride carbonica, con una media di circa quattro milioni di tonnellate risparmiate ogni anno dal 2006. Un’altra quota considerevole dell’elettricità consumata in tutta la nazione (circa il 17%) proviene dalle centrali idroelettriche, mentre l’uso di energie da fonti fossili, utilizzate al 70% per i mezzi di trasporto, è già oggi molto marginale. Eppure, la città punta ancora più in alto:  il suo obiettivo è ridurre le emissioni del 35% rispetto ai livelli del 2007 entro il 2020 e del 73% entro il 2050. Attualmente, ogni casa, luogo pubblico o commerciale è connesso a un sistema di climatizzazione geotermico. Rejkyavic ha costruito la più grande rete di riscaldamento di questo tipo al mondo. Nulla è ovviamente casuale, mentre c’è una forte volontà dell’amministrazione pubblica a favore della sostenibilità urbana all’origine di questo risultato,  come dimostrano gli obiettivi sempre più stringenti di riduzione delle emissioni di gas serra. L’ostacolo principale ai traguardi fissati per il 2050 è al reykjavik3momento il trasporto urbano. Nonostante le sue piccole dimensioni, Reykjavík concentra sul suo territorio due terzi dell’intera popolazione nazionale e la quasi totalità delle facoltà universitarie e delle istituzioni politiche e culturali da cui dipende il resto del Paese. La seconda città, Akureyri, nell’estremo nord, non supera i 20mila abitanti, mentre tutti gli altri centri sono sotto i 5mila, privi di rete ferroviaria e scarsamente serviti dai trasporti pubblici. In questa contesto gli islandesi, soprattutto quando devono uscire dalla capitale, fanno un uso intensivo delle automobili (l’Islanda ha un numero pro capite di macchine tra i più elevati del mondo) e dei collegamenti aerei. Per superare il problema, le autorità locali stanno tentando di incentivare l’uso di mezzi di trasporto alimentati con il biogas, proveniente dalle discariche del Paese. Tra il 2005 e il 2007 il Municipio di Reykjavík ha deciso di aggiornare il parco dei veicoli pubblici, sostituendo buona parte dei bus, dei camion per lo smaltimento dei rifiuti e delle macchine a uso pubblico con veicoli a biometano. Gli incentivi ai privati reykjavic blue lagoonintrodotti nel 2011 hanno fatto il resto. Secondo i dati del programma Intelligent Energy Europe (IEE) della Commissione Europea, l’aggiornamento del parco macchine ha evitato l’immissione nell’atmosfera di più di 1300 tonnellate di CO2 e il consumo di 590mila litri di petrolio. Anche il turismo, una fetta sempre più consistente del bilancio del paese, sta diventando green: l’Islanda intende sfruttare le proprie centrali elettriche innovative anche da questo punto di vista. Insieme alla visita alle fonti calde della Blue Lagoon, uno degli stabilimenti termali più famosi al mondo, si stanno sviluppando infatti percorsi che mostrano ai visitatori il meglio della tecnologia islandese.

 

Francoforte prima in classifica delle città sostenibili

25 aprile 2016

frankfurt 1Francoforte, 700mila abitanti nel cuore della Germania, grande centro finanziario e importante snodo aeroportuale e ferroviario della mobilità mondiale, è al primo posto nella classifica del Sustainable Cities Index 2015 . E’ stata proprio la sua vivacità, unita alla vivibilità, alla coesione sociale e agli altri standard di rispetto dell’ambiente a farle conquistare la vetta della graduatoria. Pioniera nel campo della sostenibilità e membro della  Climate Alliance between European Cities, Francoforte ha varato le prime misure per green city già all’inizio anni Novanta. I primi dati sulle emissioni di gas serra risalgono al 1987, quando la produzione pro capite era pari a 11,4 tonnellate all’anno. Il dato dovrebbe calare, secondo le previsioni, a quota 5,7 nel 2030 e l’obiettivo finale è quello di non superare le due a testa, continuando con un taglio del 10% ogni cinque anni. Per raggiungere questa meta ambiziosa, l’attuale piano ambientale “100% Climate Protection” stabilisce che entro il 2050 l’intera città dovrà essere alimentata ad energie rinnovabili, provenienti per la maggior parte da centrali locali. Molti investimenti mirano ad aumentare l’efficienza energetica per ridurre la domanda, e i cittadini sono stimolati da incentivi: chi riduce il proprio consumo elettrico di almeno il 10% rispetto all’anno precedente riceve un premio di 20 euro, a cui si aggiungono altri incentivi per ogni chilowattora risparmiato. Contemporaneamente, è stata ampliata la superficie destinata a parchi (più di 40 in tutta la città), laghetti e aree verdi, che coprono ormai ben il 52% del suolo pubblico. Ogni albero di proprietà comunale è registrato e monitorato periodicamente e tutte le informazioni che lo riguardano sono inserite in un database consultabile online. La città vanta anche la più vasta foresta urbana della Germania, con più di 8mila ettari di bosco che formano una cintura verde attorno al centro. Gli interventi più massicci per l’efficientamento energetico hanno riguardato, fino ad ora, l’edilizia pubblica, che è stata sottoposta a una lunga serie di interventi di riqualificazione. Dal 1990 il consumo di elettricità è stato ridotto del 10%, quello dell’energia per il riscaldamento del 36% e il consumo di acqua è crollato del 62%, per un risparmio di più di 15 milioni di euro solo nel 2008. Il perno tecnologico è la passivhaus, edificio passivo, lo standard usato per le nuove costruzioni dalla ABG Frankfurt Holding, la più grande società immobiliare cittadina, a partecipazione pubblica: più di 3500 nuove costruzioni tra uffici, case, scuole, asili e palestre sono stati ideati con un fabbisogno minimo di energia, grazie soprattutto a tecniche di isolamento all’avanguardia. Sui palazzi già esistenti, specialmente se di importanza storica, si agisce invece con interventi mirati, con un miglioramento dell’efficienza attorno al 50%. Il successo è stato tale che è stato persino organizzato una sorta di giro turistico, il KLIMAtour, per far visitare a chiunque fosse interessato, i più bei edifici passivi della città. Tra le molte iniziative per sensibilizzare la popolazione, spicca il programma Cariteam, una serie di corsi di formazione per aiutare i disoccupati a diventare “assistenti energetici”. Corsi sulla stessa tematica sono stati inseriti nel programma delle elementari, dove gli alunni si esercitano a calcolare il proprio consumo di energia e cercano il modo di diminuirlo. Solo nel 2008 nelle 50 scuole coinvolte la riduzione di gas serra è stata di 1400 tonnellate.