Milano come il Bhutan? Felicità e benessere al centro al Green Drink di marzo

30 marzo 2013
1 commento »

Felicità e benessere al centro delle strategie per una Milano più sostenibile. Questo l’argomento del nostro Green Drink del 26 marzo, apparentemente fuori sacco per chi, come noi, è abituato a osservare i processi di sviluppo economico e sociale. Ma solo apparentemente, appunto, e vediamo perchè.

Robert Kennedy, nella campagna presidenziale del 1968, in un discorso tenuto il 18 marzo alla Kansas University, aveva detto: «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones, né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione (…). Non comprende la bellezza (…) e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura la nostra arguzia,  il nostro coraggio, la nostra saggezza, la nostra conoscenza,  la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta».

Allora il passaggio non destò più di tanto scalpore, ma è divenuto poi il punto di riferimento delle critiche al PIL (Prodotto Interno Lordo). Il PIL (adottato nel secondo Dopoguerra) tiene conto solo delle transazioni legali avvenute in denaro, escludendo quindi quelle a titolo gratuito (no-profit ed intra-familiari) e quelle illecite, e non misura il miglioramento della qualità della vita. La criminalità, l’inquinamento e gli incidenti stradali, ad esempio, tendono ad incrementare il PIL, pur essendo chiaramente eventi di carattere negativo che penalizzano il progresso di una nazione.

Il PIL è sotto assedio dalla fine degli anni Ottanta, essenzialmente per 3 motivi:

  1. È oggettivamente inattendibile perché lascia fuori parti rilevanti dell’economia
  2. Non tiene conto della sostenibilità economica e ambientale
  3. Altri parametri – diversi dal puro output economico – esprimono in modo più significativo il benessere del Paesi come: la coesione sociale, il livello di istruzione, un lavoro coerente con le motivazioni individuali e sicuro, una buona governance. A questo proposito,  ricerche condotte in Paesi più ricchi e meno ricchi in base al PIL hanno dimostrato che non necessariamente i cittadini dei Paesi più ricchi sono più felici, spesso è piuttosto vero il contrario: inoltre i cittadini dei Paesi più ricchi esprimono bisogni immateriali in prospettiva di un miglioramento della loro qualità di vita.

Da qui una serie di proposte per sistemi alternativi rispetto al PIL. Queste le più significative:

  1. GENUIN PROGRESS INDICATOR (GPI), sviluppato dai fautori dell’economia verde (Herman Daly), distinguendo fra sviluppo utile e sviluppo poco economico (derivante dai fenomeni di inquinamento). Declinato ulteriormente come Prodotto Interno Lordo Verde in alcune province cinesi;
  2. INDEX OF SUSTAINABLE ECONOMIC  WELFARE (ISEW), sviluppato nel 1989 sempre da Herman Daily con John Cobb
  3. HUMAN DEVELOPMENT INDEX (HDI),  realizzato nel 1990 dall’economista pachistano Mahbub ul Haq, e poi seguito dall’economista indiano Amartya Sen. Viene utilizzato  accanto al PIL dall’ONU dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri (introduce la promozione dei diritti umani, la difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse dei territori, lo sviluppo dei servizi sanitari con attenzione ai problemi più diffusi e ai gruppi più vulnerabili, l’educazione della popolazione con attenzione particolare alla diffusione dell’istruzione di base).
  4. GROSS NATIONAL HAPPINESS (GNH), introdotto dalla monarchia del Bhutan. Questa la definizione data dalla fonte ufficiale del Bhutan:

Gross National Happiness is a term coined by the Fourth King of Bhutan, Jigme Singye Wangchuck in the 1970s. The concept implies that sustainable development should take a holistic approach towards notions of progress and give equal importance to non-economic aspects of wellbeing. The concept of GNH has often been explained by its four pillars:

  • good governance
  • sustainable socio-economic development
  • cultural preservation
  • environmental conservation.

Lately the four pillars have been further classified into nine domains in order to create widespread understanding of GNH and to reflect the holistic range of GNH values. The nine domains are: psychological wellbeing, health, education, time use, cultural diversity and resilience, good governance, community vitality, ecological diversity and resilience, living standards. The domains represents each of the components of wellbeing of the Bhutanese people, and the term ‘wellbeing’ here refers to fulfilling conditions of a ‘good life’ as per the values and principles laid down by the concept of Gross National Happiness.

Nel Green Drink del 26 marzo, ci siamo quindi lasciati ispirare dal sistema del Bhutan per sviluppare la riflessione sulla nostra città, tendendo conto del fatto che l’applicazione del GNH attiva un processo a due vie: top down e bottom up. Abbiamo avuto con noi un panel davvero fantastico con cui abbiamo affrontato i temi della felicità e del benessere dal punto di vista individuale e collettivo. Siamo partiti da questa idea:  la persona felice è più “performante”, rende di più, sia nel suo ambiente privato sia nel suo ambiente di lavoro. Si muove nella città come cittadino aperto “all’altro”, collaborativo, pronto a sorridere, a sdrammatizzare e a dare una mano. Ha sviluppato il tema  CONSUELO CASULA, Psicoterapeuta, President – Elect della Società Europea di Ipnosi.

Secondo tema: il tempo è il nostro fattore critico. Avere poco tempo per fare le nostre cose ci rende infelici, ci sottopone a un enorme stress. Se riusciamo a gestire meglio il nostro tempo ci rassereniamo,  ci poniamo di fronte al nostro programma giornaliero, tranquilli/tranquille, soddisfatti/soddisfatte delle molte cose da fare, piuttosto che in ansia per non riuscire ad arrivare in fondo alla giornata… Ne ha parlato FRANCESCA ZAJCZYK, Professore di Sociologa Urbana Università Bicocca e delegata per le pari opportunità dal Sindaco della nostra città. Francesca si è soffermata soprattutto sulla criticità del tempo degli anziani e dei bambini.

E poi: una mente concentrata, capace di focalizzare e “discriminare”, è una delle chiavi di accesso a una migliore qualità della vita, è lo strumento per accedere alla “felicità”. Una mente capace di concentrazione e di discriminazione è il risultato di un impegno importante su se stessi, di un allenamento continuo e costante, non dissimile da quello che normalmente dedichiamo al nostro corpo fisico. Allenando la nostra mente alla concentrazione e alla giusta discriminazione, riattiviamo anche la nostra innata capacità di trasformare la sofferenza in felicità (la felicità è il risultato di questa capacità trasformativa…). Impariamo così anche a coltivare pensiero positivo. Esattamente quello che serve per contribuire a una comunità attiva e costruttiva. Ha guidato questa parte della riflessione la grande insegnante di Hatha Yoga  LISETTA LANDONI, indicando la complessità, ma anche i sicuri benefici di un percorso adeguatamente accompagnato verso una mente lucida, vigile, non condizionata e  compassionevole.

Dal benesse individuale al benesse collettivo e diffuso: la città deve infatti esprimere una visione di benessere condiviso, cioè equamente ripartito tra i diversi strati della popolazione, evitando squilibri troppo gravi non solo in termini socio-economici ma anche, appunto, di benessere e felicità percepita. E’ quindi urgente considerare quelle ampie sacche di disagio acuto e cronico che colpiscono aree importanti in una metropoli come Milano, con ricadute sia a livello individuale come esperienza di sofferenza, che a livello di comunità con situazioni di disgregazione sociale e di degrado urbano. Come è il caso della tossicodipendenza e dell’emarginazione a livello sociale, o delle  vulnerabilità individuali di base, come la disabilità, anch’esse tuttavia ben presenti nel tessuto sociale dove cercano risposte e vivono la loro esperienza.  Quali soluzioni possiamo pensare di mettere in campo per generare un benessere diffuso e condiviso? Ha dato alcune risposte  MARCO SASSOON, Psicologo clinico e consulente in psicologia dello sport, proponendo un’idea progettuale per interventi di supporto a piccoli gruppi di tossicodipendenti, basati su attività sportive come risorse terapeutiche. Una testimonianza importante sul ruolo dello sport come vera e propria risorsa terapeutica è stata portata da LORENZO ZACCHETTI, giornalista con formazione psicopedagogica e Presidente della Commissione Sport di Zona 7, che ha raccontato la storia di persone che hanno cambiato la propria vita in meglio grazie allo sport, superando barriere dettate dalla propria condizione sociale, psicologica e medica.

E poi c’è il cambiamento importante generato dalla crisi economica di questi anni nella vita di molti di noi:  la prospettiva di cambiamento del proprio ruolo, prima di tutto professionale, oggi è un’esperienza diffusa. Per scelta o per necessità molte persone hanno voltato pagina, passando da ruoli di leadership nei propri ambiti di attività a stili di lavoro e di vita completamente differenti. Ciò significa sicuramente una “perdita di ruolo professionale e sociale”, ma anche ritornare alla semplicità, riacquistare il controllo del proprio tempo.  E’ dunque proprio uno “spostamento verso il basso”, un downshifting, o un netto miglioramento della qualità della propria vita? Ha risposto CINZIA SASSO, giornalista, raccontando del gruppo di donne che animertanno il suo nuovo BLOG, Parla con noi, dalla home page di D-Repubblica.

Ha concluso in bellezza CHIARA BISCONTI, Assessora al Benessere, Qualità della Vita, Sport e Tempo Libero, Risorse Umane, Tutela degli animali, Verde ed arredo urbano del Comune di Milano, illustrando i passi già compiuti e i progetti per il futuro di una città desiderosa di cambiamento proprio sui temi del benessere e della felicità. Questo il suo tema: conciliazione dei tempi, dietro questa espressione si nasconde un complesso dedalo di relazioni, impegni quotidiani e difficoltà che condizionano la vita, in particolare quella delle donne, chiamate a trovare un sempre più difficile equilibrio tra esigenze professionali, familiari e personali. Milano si è posta l’obiettivo di diventare una città più a misura di persona, più capace di rispondere ad esigenze che fino ad oggi sono state trascurate.