Inquinamento dell’aria in Europa: peggio di quanto pensiamo

7 dicembre 2015
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smog-in-citta-2Mentre è in corso a Parigi la Conferenza sul Clima, forse la più cruciale dall’inizio del percorso nel lontano 1992, alcuni dati sullo stato dell’inquinamento atmosferico in Europa sollevano un nuovo e preoccupante allarme. Certamente l’aria in Europa non è oggi aggressiva come lo era una volta, e lo è sicuramente molto meno che in Cina o in India. Il declino industriale e le politiche per l’aria pulita avviate a partire dagli anni ’50 hanno abbassato molto, negli ultimi decenni, i livelli di alcuni inquinanti come il diossido di zolfo, le polveri sottili e l’ossido di azoto. Eppure, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, ancora più 400mila Europei muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Nel 2010, i costi sanitari connessi con i danni alla salute da inquinamento atmosferico sono stati stimati tra 330 e 940 miliardi di euro, una quota che oscilla tra il 3% e il 7% del PIL europeo. Nove su dieci Europei residenti in città sono esposti a tassi di inquinamento superiori ai livelli di guardia indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I livelli più alti di biossido di azoto sono registrati a Londra. Alcune città turche sono al top per i livelli di PM10. Ma i livelli peggiori di inquinamento atmosferico si registrano in Est Europa, dove sono ancora attive centrali a carbone e dove si convogliano alcuni flussi di inquinamento provenienti da altri Paesi europei.

Negli anni ’50 l’inquinamento dell’aria era un killer visibile, tangibile. Il grande smog londinese del 1952 ha fatto la storia. Per trovare la strada di casa, i londinesi dovevano attaccarsi alle ringhiere. Migliaia di morti hanno spinto la politica ad approvare il Clean Air Act nel 1956. Negli anni ’70 le piogge acide hanno rappresentato un altro fenomeno tangibile capace di generare contro-misure politiche e legislative. Ma oggi l’inquinamento dell’aria è quasi invisibile e non è quindi un tema di particolare attenzione politica. In alcuni casi le misure per l’abbattimento dei gas serra hanno prodotto effetti negativi per lo stato dell’ambiente atmosferico. Così è per i veicoli diesel: emettono meno CO2, ma producono emissioni dannose per l’aria, a volte anche più di quanto i test lasciano intendere, come mostra il caso Volkswagen. L’altro problema riguarda l’agricoltura. Le emissioni di ammoniaca da questo settore producono particolato, cioè polveri sottili, ma c’è una forte resistenza ad applicare normative stringenti agli agricoltori.

Insomma, mentre resta alta l’attenzione della politica sull’andamento del clima, non lo è abbastanza sullo stato dell’ambiente atmosferico. La salute dei cittadini europei è a rischio e il problema non è locale, ma globale. Occorre riportare il tema al centro della sensibilità civica e istituzionale. (The Economist, December 5th-11th 2015)

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