Cibo e città: verso un food-system per Milano sostenibile, attori in campo al Green Drink di maggio

13 maggio 2013
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UN NUOVO MODO DI LEGGERE IL CIBO

Il cibo fa parte della nostra quotidianità urbana e ne scandisce, se siamo fortunati, il ritmo: colazione, pranzo, cena.  In realtà negli ultimi 10 anni ha preso piede nel nord del mondo un’idea molto più ricca e sfaccettata di quello che il cibo rappresenta oggi per la città. E la rivisitazione del concept di cibo dal punto di vista urbano comprende: la sua considerazione da mero “prodotto” (un oggetto isolato) a “sistema” (con la crescente consapevolezza dell’intera filiera e del tipo di territorio e ambiente che ne derivano), il rapido affermarsi della convinzione che questo sistema non possa più essere confinato nella dimensione del “rurale” e nemmeno in quella del solo “libero mercato” fatto da pochi attori globali che decidono le sorti della città senza farne parte. Se da un lato il cibo è quindi “bene privato” per definizione, dall’altro, il cibo come sistema – fattore chiave della sostenibilità urbana – inizia ad essere discusso sempre più come  “bene comune” o addirittura come “bene pubblico”. E paradossalmente il motore alla base di questo processo non è il mondo agricolo, ma la grande metropoli urbanizzata, che da secoli se ne era “felicemente” emancipata. Così, anche architetti e urbanisti iniziano a vedere il “cibo” come una “omissione sconcertante” nella loro professione e a riconoscerne il ruolo essenziale: “Food is a sustaining and enduring necessity. Yet among the basic essentials for life – air, water, shelter, and food – only food has been absent over the years as a focus of serious professional planning interest. This is a puzzling omission…”.

CIBO E SOSTENIBILITÀ: UNO SGUARDO AI NUMERI GLOBALI

Secondo il Global Footprint Network l’umanità consuma ogni anno risorse per 1,3 pianeti. Il cibo come sistema – comprensivo dell’intera filiera “from field to fork” e i rifiuti che ne derivano – gioca un ruolo di grande importanza nelle prospettive della sostenibilità. A partire dalla produzione, che ha questi numeri:

  • l’attività agricola è responsabile per il 33% della produzione globale di gas serra e per 80% dei consumi di acqua destinati alla produzione di cibo
  • il 43% delle foreste tropicali e subtropicali è stato convertito in terreni per le coltivazionic
  • circa il 26% della Terra è sfruttata per pascoli, mentre 1/3 dei terreni agricoli è diretto alla produzione di mangimi animali.

Per quanto riguarda la trasformazione:

  • i cibi trasformati (ad es. surgelati, snacks, conserve, insaccati ecc.) ammontano a circa 80% delle vendita globale di cibo
  • il consumo di cibi pre-trattati (ad es. prodotti pronti o quasi-pronti) è in aumento e condiziona direttamente la salute della popolazione urbana, con un crescente tasso dei tassi dell’obesità e del diabete.

Questi i dati salienti della distribuzione:

  • la distanza tra luogo di consumo (la città) e il luogo di produzione è in continuo aumento
  • l’aumento della lunghezza delle filiere comporta l’incremento delle intermediazioni con conseguente elevato consumo di combustibili fossili per i trasporti e di materie prime per gli imballaggi
  • L’importazione di cibo dall’estero è in continuo aumento.

Per quanto riguarda il consumo:

  • nei Paesi ad alto reddito i consumi alimentari rappresentano la prima voce dell’impatto ambientale di ogni individuo, con una percentuale tra il 30% e il 40%  dell’impronta ecologica (“ecological footprint”) totale
  • il consumo giornaliero di acqua virtuale con una dieta ricca di carne si aggira attorno ai 5400 litri, mentre con una dieta composta da cereali, frutta, ortaggi e pesce si scende a un consumo compreso  tra 1500 e 2600 litri.
  • ogni anno nel mondo muoiono 29 milioni di persone per eccesso di cibo e  36 milioni per assenza di cibo.

E il post-consumo:

  • 1/3 della produzione mondiale di cibo viene buttata (persa lungo la filiera o nella fase di consumo), equivalente a 1.3 miliardi di tonnellate all’anno (FAO 2011)
  • All’anno ogni persona spreca: 110 kg di cibo commestibile negli Stati Uniti, 108 in Italia, 99 in Francia, 82 in Germania e 72 in Svezia
  • In Italia lo spreco di frutta e verdura presso i punti vendita equivale a 36,5 miliardi di bottiglie d’acqua da 2 litri.

Questo rapido elenco ci fa ben intuire quali siano le conseguenze insostenibili della mancanza di un “food system” nei piani per la sostenibilità urbana. Molte città nel mondo si sono dotate di una food strategy (Londra, Amsterdam, NYC, Los Angeles) e tra queste Vancouver è un esempio di buona pratica. Nello scenario internazionale, Milano non si è ancora dotata di una food-strategy pur essendo ricca di esperienze che “dal basso” contribuiscono a costruire un eco-sistema urbano virtuoso. Cosa possiamo fare  per valorizzarle e indirizzarle verso la creazione di un sistema? Ne abbiamo parlato al nostro ultimo GREEN DRINK del 7 maggio. Rositsa Ilieva e Sara Tommasi, Architetti del Politecnico di Milano hanno introdotto il tema. La discussoione è stata animata da: