Architettura al servizio dell’acqua

21 marzo 2011
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Nel mondo l’acqua è una risorsa scarsa e a rischio. Entro il 2025 quasi 6 miliardi di persone si troveranno ad affrontare il problema. E’ importante ridisegnare le nostre città pensando a questa emergenza. Come stanno facendo, ad esempio, i due architetti di San Donà di Piave Antonio Girardi e Cristiana Favretto di Studiomobile con Seawater Vertical Farm (SWVF), che sarà possibile incontrare presto a Milano Green Festival. E’ una proposta concreta per rilocalizzare in ambito urbano la produzione di cibo senza pesare sulle risorse idriche esistenti. La SWVF usa acqua di mare per rinfrescare e umidificare le serre, e converte l’umidità in eccesso in acqua dolce per irrigare le coltivazioni. Il progetto prevede cinque serre a bozzolo fissate a cinque bracci che trasportano e vaporizzano l’acqua di mare. Per effetto del raffrescamento evaporativo si crea un flusso d’aria umido e fresco (circa 35°c) ideale per le piante, simile all’ambiente della foresta equatoriale. In queste condizioni le piante hanno bisogno di molta poca acqua in quanto non subiscono stress da eccessiva traspirazione. Quando l’aria supera l’area dedicata alla coltivazione, viene fatta passare attraverso un secondo evaporatore costituito da pannelli in cartone bagnati con acqua salata, saturandosi di umidità. Durante questa fase l’aria umida si mescola con l’aria proveniente dall’intercapedine del controsoffitto, preriscaldata dal sole per effetto serra, creando un flusso d’aria molto caldo e molto umido. Non sono necessari sistemi meccanici per muovere l’aria: l’aria calda è costretta dall’effetto camino a fluire verso l’alto attraverso il camino di ventilazione centrale. Qui entra in contatto con i tubi in plastica dove scorre l’acqua di mare fredda, condensando la propria umidità in acqua dolce che viene raccolta e utilizzata per irrigare le piante. Con lo sfruttamento passivo degli elementi naturali (sole, calore, acqua di mare) tramite l’applicazione di alcuni semplici principi fisici (effetto camino, effetto serra e raffrescamento evaporativi) si evita l’utilizzo di pompe di calore ed altri macchinari ad alto consumo di energia. Il funzionamento della macchina prende spunto dalle tradizionali Torri del Vento iraniane dove l’aria fresca immessa in un acquedotto sotterraneo (qanat) è costretta a fluire verso l’alto da una differenza di pressione generata dall’effetto camino.

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