Milano come il Bhutan? Felicità e benessere al centro al Green Drink di marzo

30 marzo 2013
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Felicità e benessere al centro delle strategie per una Milano più sostenibile. Questo l’argomento del nostro Green Drink del 26 marzo, apparentemente fuori sacco per chi, come noi, è abituato a osservare i processi di sviluppo economico e sociale. Ma solo apparentemente, appunto, e vediamo perchè.

Robert Kennedy, nella campagna presidenziale del 1968, in un discorso tenuto il 18 marzo alla Kansas University, aveva detto: «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones, né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione (…). Non comprende la bellezza (…) e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura la nostra arguzia,  il nostro coraggio, la nostra saggezza, la nostra conoscenza,  la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta».

Allora il passaggio non destò più di tanto scalpore, ma è divenuto poi il punto di riferimento delle critiche al PIL (Prodotto Interno Lordo). Il PIL (adottato nel secondo Dopoguerra) tiene conto solo delle transazioni legali avvenute in denaro, escludendo quindi quelle a titolo gratuito (no-profit ed intra-familiari) e quelle illecite, e non misura il miglioramento della qualità della vita. La criminalità, l’inquinamento e gli incidenti stradali, ad esempio, tendono ad incrementare il PIL, pur essendo chiaramente eventi di carattere negativo che penalizzano il progresso di una nazione.

Il PIL è sotto assedio dalla fine degli anni Ottanta, essenzialmente per 3 motivi:

  1. È oggettivamente inattendibile perché lascia fuori parti rilevanti dell’economia
  2. Non tiene conto della sostenibilità economica e ambientale
  3. Altri parametri – diversi dal puro output economico – esprimono in modo più significativo il benessere del Paesi come: la coesione sociale, il livello di istruzione, un lavoro coerente con le motivazioni individuali e sicuro, una buona governance. A questo proposito,  ricerche condotte in Paesi più ricchi e meno ricchi in base al PIL hanno dimostrato che non necessariamente i cittadini dei Paesi più ricchi sono più felici, spesso è piuttosto vero il contrario: inoltre i cittadini dei Paesi più ricchi esprimono bisogni immateriali in prospettiva di un miglioramento della loro qualità di vita.

Da qui una serie di proposte per sistemi alternativi rispetto al PIL. Queste le più significative:

  1. GENUIN PROGRESS INDICATOR (GPI), sviluppato dai fautori dell’economia verde (Herman Daly), distinguendo fra sviluppo utile e sviluppo poco economico (derivante dai fenomeni di inquinamento). Declinato ulteriormente come Prodotto Interno Lordo Verde in alcune province cinesi;
  2. INDEX OF SUSTAINABLE ECONOMIC  WELFARE (ISEW), sviluppato nel 1989 sempre da Herman Daily con John Cobb
  3. HUMAN DEVELOPMENT INDEX (HDI),  realizzato nel 1990 dall’economista pachistano Mahbub ul Haq, e poi seguito dall’economista indiano Amartya Sen. Viene utilizzato  accanto al PIL dall’ONU dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri (introduce la promozione dei diritti umani, la difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse dei territori, lo sviluppo dei servizi sanitari con attenzione ai problemi più diffusi e ai gruppi più vulnerabili, l’educazione della popolazione con attenzione particolare alla diffusione dell’istruzione di base).
  4. GROSS NATIONAL HAPPINESS (GNH), introdotto dalla monarchia del Bhutan. Questa la definizione data dalla fonte ufficiale del Bhutan:

Gross National Happiness is a term coined by the Fourth King of Bhutan, Jigme Singye Wangchuck in the 1970s. The concept implies that sustainable development should take a holistic approach towards notions of progress and give equal importance to non-economic aspects of wellbeing. The concept of GNH has often been explained by its four pillars:

  • good governance
  • sustainable socio-economic development
  • cultural preservation
  • environmental conservation.

Lately the four pillars have been further classified into nine domains in order to create widespread understanding of GNH and to reflect the holistic range of GNH values. The nine domains are: psychological wellbeing, health, education, time use, cultural diversity and resilience, good governance, community vitality, ecological diversity and resilience, living standards. The domains represents each of the components of wellbeing of the Bhutanese people, and the term ‘wellbeing’ here refers to fulfilling conditions of a ‘good life’ as per the values and principles laid down by the concept of Gross National Happiness.

Nel Green Drink del 26 marzo, ci siamo quindi lasciati ispirare dal sistema del Bhutan per sviluppare la riflessione sulla nostra città, tendendo conto del fatto che l’applicazione del GNH attiva un processo a due vie: top down e bottom up. Abbiamo avuto con noi un panel davvero fantastico con cui abbiamo affrontato i temi della felicità e del benessere dal punto di vista individuale e collettivo. Siamo partiti da questa idea:  la persona felice è più “performante”, rende di più, sia nel suo ambiente privato sia nel suo ambiente di lavoro. Si muove nella città come cittadino aperto “all’altro”, collaborativo, pronto a sorridere, a sdrammatizzare e a dare una mano. Ha sviluppato il tema  CONSUELO CASULA, Psicoterapeuta, President – Elect della Società Europea di Ipnosi.

Secondo tema: il tempo è il nostro fattore critico. Avere poco tempo per fare le nostre cose ci rende infelici, ci sottopone a un enorme stress. Se riusciamo a gestire meglio il nostro tempo ci rassereniamo,  ci poniamo di fronte al nostro programma giornaliero, tranquilli/tranquille, soddisfatti/soddisfatte delle molte cose da fare, piuttosto che in ansia per non riuscire ad arrivare in fondo alla giornata… Ne ha parlato FRANCESCA ZAJCZYK, Professore di Sociologa Urbana Università Bicocca e delegata per le pari opportunità dal Sindaco della nostra città. Francesca si è soffermata soprattutto sulla criticità del tempo degli anziani e dei bambini.

E poi: una mente concentrata, capace di focalizzare e “discriminare”, è una delle chiavi di accesso a una migliore qualità della vita, è lo strumento per accedere alla “felicità”. Una mente capace di concentrazione e di discriminazione è il risultato di un impegno importante su se stessi, di un allenamento continuo e costante, non dissimile da quello che normalmente dedichiamo al nostro corpo fisico. Allenando la nostra mente alla concentrazione e alla giusta discriminazione, riattiviamo anche la nostra innata capacità di trasformare la sofferenza in felicità (la felicità è il risultato di questa capacità trasformativa…). Impariamo così anche a coltivare pensiero positivo. Esattamente quello che serve per contribuire a una comunità attiva e costruttiva. Ha guidato questa parte della riflessione la grande insegnante di Hatha Yoga  LISETTA LANDONI, indicando la complessità, ma anche i sicuri benefici di un percorso adeguatamente accompagnato verso una mente lucida, vigile, non condizionata e  compassionevole.

Dal benesse individuale al benesse collettivo e diffuso: la città deve infatti esprimere una visione di benessere condiviso, cioè equamente ripartito tra i diversi strati della popolazione, evitando squilibri troppo gravi non solo in termini socio-economici ma anche, appunto, di benessere e felicità percepita. E’ quindi urgente considerare quelle ampie sacche di disagio acuto e cronico che colpiscono aree importanti in una metropoli come Milano, con ricadute sia a livello individuale come esperienza di sofferenza, che a livello di comunità con situazioni di disgregazione sociale e di degrado urbano. Come è il caso della tossicodipendenza e dell’emarginazione a livello sociale, o delle  vulnerabilità individuali di base, come la disabilità, anch’esse tuttavia ben presenti nel tessuto sociale dove cercano risposte e vivono la loro esperienza.  Quali soluzioni possiamo pensare di mettere in campo per generare un benessere diffuso e condiviso? Ha dato alcune risposte  MARCO SASSOON, Psicologo clinico e consulente in psicologia dello sport, proponendo un’idea progettuale per interventi di supporto a piccoli gruppi di tossicodipendenti, basati su attività sportive come risorse terapeutiche. Una testimonianza importante sul ruolo dello sport come vera e propria risorsa terapeutica è stata portata da LORENZO ZACCHETTI, giornalista con formazione psicopedagogica e Presidente della Commissione Sport di Zona 7, che ha raccontato la storia di persone che hanno cambiato la propria vita in meglio grazie allo sport, superando barriere dettate dalla propria condizione sociale, psicologica e medica.

E poi c’è il cambiamento importante generato dalla crisi economica di questi anni nella vita di molti di noi:  la prospettiva di cambiamento del proprio ruolo, prima di tutto professionale, oggi è un’esperienza diffusa. Per scelta o per necessità molte persone hanno voltato pagina, passando da ruoli di leadership nei propri ambiti di attività a stili di lavoro e di vita completamente differenti. Ciò significa sicuramente una “perdita di ruolo professionale e sociale”, ma anche ritornare alla semplicità, riacquistare il controllo del proprio tempo.  E’ dunque proprio uno “spostamento verso il basso”, un downshifting, o un netto miglioramento della qualità della propria vita? Ha risposto CINZIA SASSO, giornalista, raccontando del gruppo di donne che animertanno il suo nuovo BLOG, Parla con noi, dalla home page di D-Repubblica.

Ha concluso in bellezza CHIARA BISCONTI, Assessora al Benessere, Qualità della Vita, Sport e Tempo Libero, Risorse Umane, Tutela degli animali, Verde ed arredo urbano del Comune di Milano, illustrando i passi già compiuti e i progetti per il futuro di una città desiderosa di cambiamento proprio sui temi del benessere e della felicità. Questo il suo tema: conciliazione dei tempi, dietro questa espressione si nasconde un complesso dedalo di relazioni, impegni quotidiani e difficoltà che condizionano la vita, in particolare quella delle donne, chiamate a trovare un sempre più difficile equilibrio tra esigenze professionali, familiari e personali. Milano si è posta l’obiettivo di diventare una città più a misura di persona, più capace di rispondere ad esigenze che fino ad oggi sono state trascurate.


C’era una foglia

11 marzo 2013
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Riceviamo da Loris Bassini e volentieri pubblichiamo

In questi mesi, girando per le strade delle nostre città, ci si imbatte quasi sempre nel suono penetrante del fuori giri delle motoseghe. La stagione delle potature è al suo apice e le amministrazioni comunali si danno un gran da fare per rispettare tempi e programmi di lavoro. Peccato che nella maggior parte dei casi il risultato finale sia sempre lo stesso: IL CAPITOZZO. Il capitozzo è una pratica superata in gran parte d’Europa, ma ancoro molto diffusa nel nostro Paese. Con questa pratica viene eliminata completamente la chioma dell’albero o, come succede spesso, vengono lasciati dei micro rami chiamati volgarmente da chi esegue gli interventi “tira linfa”; come se quattro gemme potessero sostituire l’intero apparato fogliare asportato. Vengono praticati tagli molto grossi o molti tagli sparsi, aprendo così la strada a spore fungine, parassiti e patogeni, in grado di compromettere seriamente le funzioni vitali e strutturali degli alberi. Di norma una corretta potatura non dovrebbe eliminare più del 20-30% della chioma. Esiste una forte relazione fra la chioma e le radici. Quando si interviene in maniere drastica nella parte aerea viene compromessa anche la zona radicale e di conseguenza si possono causare seri problemi di stabilità all’albero. Alla ripresa vegetativa primaverile tutti gli alberi potati in maniere eccessiva, saranno sottoposti a un forte stress, per produrre tutti quei rami (primarie e secondari) carichi di nuove gemme che vengono tagliati. Basti pensare che ancor prima che la foglia vecchia cada, la nuova gemma e già pronta all’ascella, per la stagione successiva. Il risultato finale di questo tipo di interventi è sotto, anzi sopra gli occhi di tutti. Il nostro patrimonio arboreo è fondamentale per la qualità dell’aria che respiriamo. La chioma per gli alberi è fondamentale e in più le foglie riescono a trattenere le micropolveri…sono il pre filtro dei nostri polmoni.

Esercizio

Provate a visualizzare un albero carico di foglie. Una bella chiome globosa e frusciante. In una giornata tardo primaverile. Tagliereste il 70% delle chioma?….Purtroppo è quello che succede il più delle volte in questa stagione.

Ora guardate le immagini di LORIS!!!

Milano GREEN DRINK di febbraio: voglia di rete dai progetti di design sostenibile e innovazione sociale

27 febbraio 2013
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Con il GREEN DRINK di martedì 26 febbraio dedicato a DESIGN SOSTENIBILE E INNOVAZIONE SOCIALE A MILANO, inizia a consolidarsi la nuova forma di incontro che abbiamo proposto a Milano: informale, breve, fonte di reciproca conoscenza, scambio di idee e di informazioni. Con la regia di Best Up, Circuito dell’abitare sostenibile, sono state presentate testimonianze significative di una Milano impegnata sui valori della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per Fabbrica del Vapore ha parlato Paolo Righetti proponendo alcune parole chiave: cercare linguaggi comuni per la Milano sostenibile, provare a lavorare insieme sulla “Milano sprecona” del design e della moda, pensando a modelli di accompagnamento agli importanti flussi di visita che coinvolgeranno la città dal 1 novembre 2015 con l’avvio di EXPO, cercare di coordinare le attività e i progetti che si realizzano annualmente a Milano sui temi della sostenibilità. Miriam Giovanzana ha portato la testimonianza di Terre di mezzo e di Fa’ la cosa giusta!, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si prepara a vivere la sua decima edizione dal 15 al 17 Marzo 2013 presso i padiglioni 2 e 4 di Fieramilanocity. Alberto Masetti Zannini ha raccontato l’esperienza di The Hub Milano, rete internazionale di spazi fisici dove imprenditori, creativi e professionisti possono accedere a risorse, lasciarsi ispirare dal lavoro di altri, avere idee innovative, sviluppare relazioni utili e individuare opportunità di mercato. HUB Milano è il primo nodo italiano di questa rete e il primo centro in Italia dedicato all’innovazione e all’imprenditoria sociale e alle persone che la promuovono. Rino Messina ha descritto l’impegno e le opportunità oggi aperte alla città da Cascina Cuccagna, luogo di incontro e aggregazione, laboratorio attivo di cultura, punto di riferimento per la ricerca comune di benessere sociale e di qualità della vita. Infine Alessandra Zucchi ha raccontato la Scuola TAM TAM. Che dire? Siamo in tanti ormai a proporre Milano come laboratorio della sostenibilità urbana. Riusciamo a far convergere i nostri sforzi, generando una rete capace di rappresentare una città che pratica stili di vita sostenibili? L’esigenza più forte che è emersa nella riflessione comune è stata proprio questa: smettere di coltivare ciascuno il proprio orticello e provare a costruire una grande giardino comune. Noi ci stiamo. Faremo proposte in questo senso.

YOGA PER TUTTI

14 febbraio 2013
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Lo Yoga piace e coinvolge sempre di più. E’ una disciplina che può dare grande benessere individuale e contribuire quindi a rendere le persone positive e creative nell’ambiente di lavoro, nella vita privata, più in generale nella comunità cittadina. Milano Green intende offrire alla città l’opportunità di conoscere da vicino la pratica tradizionale dell’Hatha Yoga, con alcune pratiche adatte a tutti (per età e livelli di allenamento fisico). Le pratiche, guidate da insegnanti di Yoga certificati, saranno aperte a tutti e gratuite. Il progetto parte grazie all’ascolto e alla collaborazione del Comune di Milano, Consiglio di Zona 7 e in particolare del Presidente della Commissione Sport e Benessere, Lorenzo Zacchetti. L’obiettivo di YOGA PER TUTTI è diffondere lo Yoga come percorso possibile  di benessere e di emancipazione individuale. Al tempo stesso, l’incontro delle persone e la pratica collettiva darà l’opportunità di generare situazioni di comunità e relazioni interpersonali motivate e costruttive. YOGA PER TUTTI ha quindi anche l’obiettivo di diffondere nella città un senso di “noi”, una dimensione partecipativa, solidale, un senso profondo di “non-isolamento” delle persone.  Il primo appuntamento è per giovedì 21 febbraio dalle 18.00 alle 20.00 al Centro socio ricreativo Via Simone Stratico 7 (Piazzale Segesta, fermata MM 1 rossa Lotto). PARTECIPATE NUMEROSI ANCHE ALL’ORGANIZZAZIONE DEL PROSSIMO INCONTRO!

GREEN DRINK sull’edilizia eco-sostenibile: un sacco di idee

31 gennaio 2013
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Di nuovo grande partecipazione al secondo GREEN DRINK che ha aperto il 2013 con un tema di particolare attualità: Edilizia eco-sostenibile per riqualificare la città. Come intervenire sugli edifici esistenti? Nella situazione attuale, in cui bisogna spingere per rilanciare l’economia, recuperare competitività e favorire un rilancio qualificato dell’occupazione, proprio il risanamento delle città, più in generale la rigenerazione urbana e territoriale, possono aprire nuove prospettive di sviluppo. Mettendoci al riparo dal rischio di un declino economico, sociale e culturale. Anzi, lasciandoci intravvedere un futuro denso di opportunità, di soluzioni nuove che possono realmente accompagnare il cambiamento: negli stili di vita e di consumo partendo dall’habitat. Milano dovrà essere al centro di questa possibile linea di cambiamento. Ci sono tutte le premesse per fare di Milano il grande centro di una rinascita eco-sostenibile del patrimonio edilizio e infrastrutturale. L’incontro ha visto la partecipazione attiva dei possibili protagonisti del cambiamento. A partire dall’Assessore all’Urbanistica e all’Edilizia privata del Comune di Milano, Ada Lucia De Cesaris, ora Vice-Sindaco, che ha individuato negli interventi per la sostenibilità energetica una priorità. Lo ha ribadito Stefano Pareglio, membro della Consulta Tecnico-Scientifica del Piano di Governo del Territorio, riprendendo alcuni spunti dall’ultimo Rapporto sull’efficienza energetica di ENEA. La stretta connessione tra prodotto edilizio e disegno urbano è stato un altro punto di attenzione durante l’incontro. Il processo verso l’eco-sostenibilità in edilizia (del nuovo e dell’esistente) deve cioè essere guidato e realizzarsi all’interno di una strategia complessiva di riqualificazione della città. Occorre individuare i punti-chiave di questa strategia in un contesto di condivisione e di collaborazione tra i vari attori. Lo ha chiarito bene Pietro Perelli Rocco, Project Director di Hines Italia, testimonial di Milano Porta Nuova. Porta Nuova, la nuova Milano che guarda all’insù, è il risultato e l’espressione di un processo di intervento sul territorio urbano che mira a fare in modo che i valori della sostenibilità vengano fatti propri e messi in pratica da tutti gli attori coinvolti: dagli investitori, dai progettisti, da chi realizza gli interventi e da chi diviene poi fruitore dei nuovi habitat. L’obiettivo è quello di mantenere allineati gli interessi e i bisogni degli stakeholders in tutte le fasi del processo. Molto interessante la testimonianza di Manuela Grecchi, professore di Architettura Tecnica al Politecnico di Milano, sul progetto Città Studi Campus Sostenibile. Una storia positiva della nostra città sicuramente da seguire.  Molto utile la partecipazione di Marco Mari, Vice Presidente di Green Building Council Italia.  GBC Italia è un’associazione no profit che fa parte della rete internazionale dei GBC presenti in molti altri Paesi; è membro del World GBC e partner di USGBC. Il movimento internazionale dei GBC risale agli anni ’90. Giappone, Stati Uniti, Canada, Australia, Spagna danno vita nel 1998 al World GBC. Un ruolo di particolare rilievo viene ricoperto nel tempo dal GBC americano (USGBC). GBC Italia condivide con le associazioni internazionali gli obiettivi di: 1) favorire e accelerare la diffusione di una cultura dell’edilizia sostenibile, guidando la trasformazione del mercato; 2) sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’impatto che le modalità di progettazione e costruzione degli edifici hanno sulla qualità della vita dei cittadini; 3) fornire parametri di riferimento chiari agli operatori del settore; 4) incentivare il confronto tra gli operatori del settore creando una community dell’edilizia sostenibile. GBC Italia adatta alla realtà italiana e promuove il sistema di certificazione indipendente LEED®, Leadership in Energy and Environmental Design, i cui parametri stabiliscono precisi criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale contenuto. GBC Italia è stato costituito nel 2008, su iniziativa del Distretto Tecnologico Trentino S.c.a.r.l. insieme a 47 soci fondatori. Oggi i soci sono più di 500. Sono presenti associazioni, università e imprese che operano lungo tutta la filiera dell’edilizia con sede in tutto il territorio nazionale.  Insomma una realtà da tenere decisamente presente. E le imprese? Ha descritto una vera eccellenza di edilizia sostenibile il Gruppo Italcementi, con il suo Direttore Innovazione Enrico Borgarello, che ha presentato brevemente la realtà di i.lab, il nuovo Centro Ricerca e Innovazione del Gruppo a Kilometro Rosso, sull’autostrada Milano-Venezia, poco prima di Bergamo. Una sensibilità condivisa anche dal rappresentante delle aziende della Provincia di Milano, Vittorio Biondi, Direttore del Settore Territorio, Ambiente, Energia di Assolombarda, e in particolare dal Network Green Economy lanciato e implementato nell’ambito di Assolombarda. Non è mancato un richiamo alla complessità da parte del Presidente di Assimpredil ANCE, Claudio De Albertis, che ha portato l’attenzione sugli ostacoli burocratici e sulla mancanza di un sistema adeguato di incentivi come fattori frenanti per l’avvio di un processo reale di rigenerazione urbana all’insegna dell’eco-sostenibilità. Molto interessanti gli interventi di Clara Rognoni, Coordinatrice della Commissione Interprofessionale del PGT e di Maria Berrini, Amministratore Unico di AMAT. Non ultima per importanza e per carica ispirativa la testimonianza del Progetto Manifattura di Rovereto, portata dal suo Presidente Gianluca Salvatori.

Grande partecipazione al primo GREEN DRINK sulla mobilità elettrica

26 novembre 2012
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Pronto al via il nuovo Piano Urbano Mobilità Sostenibile, ma l’auto elettrica a Milano non decolla

Siamo partiti con grande entusiasmo con il nostro primo GREEN DRINK lo scorso martedì 20 novembre da Giacomo Arengario, il bar del Museo del Novecento. Tema: MOBILITA’ ELETTRICA, REALTA’ O UTOPIA PER  MILANO? Decisamente premiata la nostra motivazione. Ottima la partecipazione dei discussant e degli interessati. Hanno partecipato attivamente alla discussione: Ada Lucia De Cesaris, Assessore all’Urbanitica e all’Edilizia Privata del Comune di Milano, Maria Berrini, Direttore dell’Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio (AMAT), Stefano Pareglio, membro del Consiglio di Sorveglianza A2A con Luigi Guarrera, responsabile del progetto di e-moving di A2A. E poi: Giacomo Corti, responsabile del Progetto Companies for eMilan per Bosch e Pietro Menga, Presidente di CEI-CIVES. Molte le informazioni emerse dalla discussione. A partire dal quadro di riferimento, rappresentato  dal nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, le cui linee di indirizzo sono state approvate dalla giunta per portare realmente la città a una svolta. Ha detto così Maria Berrini, precisando che il PUMS sarà redatto attraverso un confronto aperto con la città, gli enti locali, gli operatori coinvolti e un Comitato Scientifico con funzione consultiva. Alla base ci dovranno essere 10 strategie: una visione metropolitana, lo sviluppo e il miglioramento delle infrastrutture di trasporto pubblico, il potenziamento della rete ferroviaria (in coordinamento con la Regione), l’organizzazione di una nuova viabilità, i principali interventi per una miglior sicurezza stradale (come aree pedonali e isole ambientali), il sostegno alla ciclabilità, la razionalizzazione dell’uso delle auto (da Area C a nuovi sistemi di sharing), l’efficienza del sistema della sosta, una nuova logistica delle merci e il superamento delle barriere architettoniche.

Secondo Maria Berrini, la svolta verso una mobilità sostenibile è resa indispensabile da una Milano che, oggi, conta 55 auto ogni 100 abitanti, un numero decisamente superiore rispetto a grandi città europee come Parigi (25), Berlino (29), Londra (31), Amburgo (33), Monaco (35) o Barcellona (38). Inoltre, nella nostra città oltre il 50% degli spostamenti viene effettuato con il mezzo privato, con una media interna a Milano di soli 4 km (il 50% di questi sono addirittura inferiori ai 2,5 km).

Per disincentivare l’utilizzo dell’auto in città è necessario porre sempre più attenzione al trasporto pubblico, a partire dai principali nodi di interscambio, perché ogni giorno, da fuori Milano, entrano in città circa 850.000 persone, e dalla riorganizzazione del servizio, perché sia disponibile 24 ore su 24. Inoltre, è indispensabile portare a compimento il progetto di integrazione tariffaria su scala regionale, incentivare sempre più gli abbonamenti mensili e annuali, per trasformare l’utilizzo dei mezzi in un’abitudine quotidiana, e concentrarsi sull’abbattimento delle barriere architettoniche, per garantire piena accessibilità a tutti. Anche l’aumento della velocità commerciale dei mezzi è elemento importante per renderli competitivi rispetto all’auto. Per permetterlo, oltre a provvedimenti come Area C, che ne ha aumentato la velocità tra il 5 e il 6%, l’obiettivo è quello di aumentare l’estensione dei percorsi protetti e controllati da telecamere e proseguire nella strategia di asservimento semaforico, che garantisce tempi di percorrenza migliori e regolarità del servizio.

Oltre al trasporto pubblico, devono diventare vere alternative al mezzo privato anche le biciclette. Per raggiungere questo obiettivo, si punta alla realizzazione di una rete ciclabile diffusa, che possa contare di 300 km di piste e corsie nei primi cinque anni e di 500 km in un decennio, e integrata a un sistema di isole pedonali e Zone 30. Il tutto accompagnato dalla riqualificazione degli itinerari ciclabili esistenti, dall’ampliamento del servizio di bike sharing, che nel 2012 ha cominciato ad uscire dal centro, a garantire un servizio notturno da marzo a ottobre e che nei prossimi mesi raggiungerà oltre 200 stazioni per un totale di 3.700 biciclette in circolazione, e dalla posa di rastrelliere in tutta la città (sono oltre 1000 i nuovi posti installati da aprile a ottobre 2012).

Nei prossimi anni, inoltre, il mezzo privato dovrà diventare sempre meno competitivo anche rispetto al servizio di car sharing e al servizio di taxi, che deve essere integrato con tariffe e servizi mirati, prestando particolare attenzione agli spostamenti, per esempio, delle donne nelle ore notturne o di chiamate collettive. L’attrattività di questi due servizi passerà anche da un piano di regolamentazione della sosta, che sia in grado di rispondere alla richiesta attraverso i parcheggi di interscambio, la cui importanza è stata grandemente sottovalutata in passato, e quelli in struttura già esistenti, per riqualificare gli spazi pubblici e garantire sempre più spazio alla mobilità sostenibile. Inoltre, si punterà all’introduzione di tecnologie innovative che permettano di individuare parcheggi disponibili in zona, riducendo così anche il traffico generato dalla ricerca.

Le linee di indirizzo del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e le slide di presentazione sono disponibili sul sito istituzionale e sulla pagina Facebook del Comune di Milano, per chiunque voglia consultarle e condividerle.

E l’auto elettrica? Decisamente a Milano sembra far fatica a decollare. Qualche segnale positivo in realtà c’è.  Come è il caso del Progetto pilota “E-MOVING” di A2A,  presentato all’incontro da Luigi Guarrera, nel quadro della strategia di sostenibilità di A2A delineata dal Prof. Stefano Pareglio. Si tratta di un progetto sperimentale che prevede un numero limitato di autoveicoli elettrici (prototipi o auto pre-seriali) e di punti di ricarica; si è sviluppato in un periodo di tempo definito che ha interessato, nel 2010-2011, la fase di realizzazione delle infrastrutture, la messa in funzione del servizio di ricarica e la gestione e l’analisi delle informazioni raccolte. Questi gli obiettivi del progetto e-moving A2A: essere presente, come gestore di servizi a rete, sui territori, per guidare un armonico sviluppo della rete di distribuzione di energia elettrica e per abbattere concretamente le emissioni inquinanti; partecipare allo studio delle problematiche e alle opportunità collegate al nuovo servizio interagendo propositivamente con gli altri soggetti coinvolti; mettere a disposizione della municipalità l’esperienza e il know-how derivante da un sistema di mobilità sostenibile, ovvero ad impatto nullo, nelle aree cittadine; fornire, al termine della fase sperimentale, le informazioni e i risultati necessari per valutare al meglio le fasi successive.

Quale migliore interlocutore del Progetto Companies for eMilan, rappresentato all’incontro da Giacomo Corti, il responsabile per Bosch SPA? Il Progetto ha generato un network privato di aziende virtuose, interessate a promuovere sia tra i propri collaboratori, sia nell’ambito del proprio business, la mobilità a zero emissioni. Corti ha segnalato però le difficoltà di sviluppo del Progetto a  Milano, soprattutto nella creazione delle infrastrutture necessarie per dare supporto alla mobilità elettrica, in breve delle colonnine di ricarica. La difficoltà nasce per le aziende che non hanno uno spazio proprio in cui collocare le colonnine. E’ indispensabile un intervento dell’amministrazione comunale per consentire la localizzazione delle colonnine anche in spazi pubblici. Attualmente il quadro autorizzativo è carente.

In generale numerosi partecipanti alla discussione hanno messo in luce la scarsa diffusione dei veicoli elettrici nella nostra città e soprattutto la mancanza di una strategia specifica di promozione di questo tipo di mobilità. Conseguentemente la difficoltà di mettere a punto un modello di business da parte degli operatori del settore. Insomma c’è da fare su questo fronte per: diffondere un’informazione chiara sui pro e i contro della mobilità elettrica dai diversi punti di vista, ambientali, sociali ed economici; far conoscere le buone pratiche diffuse in altre grandi città per prendere idee e spunti; capire e mappare le esigenze di infrastruttura a supporto della mobilità elettrica nella nostra città;  progettare strategie di mobilità elettrica non necessariamente basate sul possesso privato di veicoli elettrici; coinvolgere attivamente l’amministrazione comunale come interlocutore dei diversi operatori economici interessati a fornire le soluzioni di prodotto e di servizio.

eMobility: Milano come Ustica?

8 ottobre 2012
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Viene dalla Sicilia una bellissima sperimentazione per la mobilità a impatto zero che ha visto collaborare un pool di aziende e l’amministrazione pubblica. E’ stata lanciata il 5 ottobre nel corso della manifestazione No Smog Mobility dalla Provincia di Palermo con il coinvolgimento di Bosch e Citroën. Il Presidente della Provincia di Palermo ha dato il via al progetto eMobility Palermo inaugurando la prima stazione di ricarica per i veicoli elettrici, installata presso Palazzo Comitini. La colonnina servirà ad alimentare due Citroën C-Zero che saranno a disposizione dall’amministrazione provinciale per attività di servizio. E’ un primo passo concreto a sostegno di una mobilità a basso impatto ambientale  con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini all’utilizzo di veicoli ecologici. L’obiettivo è estendere l’impiego dei mezzi elettrici e aumentare i punti di ricarica per il rifornimento dell’energia per un futuro urbano ecocompatibile.

L’iniziativa della città di Palermo rientra in  un progetto più ampio di mobilità elettrica partito, lo scorso marzo, sull’isola di Ustica. Qui, infatti, è iniziata la sperimentazione di un sistema di micro-mobilità a zero emissioni. L’idea è nata su iniziativa della Provincia di Palermo in partnership con il Comune di Ustica e un network privato di aziende, Bosch, Citroën, Lombardo, Peugeot e Scott.Una stazione di ricarica Bosch, installata nella piazza principale di Ustica, ricarica due veicoli elettrici, una Citroën C-Zero e una Peugeot iOn e quattro eBike, biciclette a pedalata assistita, dei costruttori Lombardo e Scott, tutte dotate della tecnologia Bosch. L’infrastruttura e  tutti i servizi associati alla mobilità elettrica sono gestiti da  Bosch attraverso la propria piattaforma software. A sei mesi dalla sperimentazione ecco i primi risultati raccolti: Ustica ha una superficie di circa 8,65 km2, 3,5 km di lunghezza e 2,5 km di larghezza, e distanze ridotte, la strada principale dell’isola è lunga ca. 10 km. I mezzi elettrici sono utilizzati dall’amministrazione comunale e provinciale per diverse attività di servizio. In 180 giorni le due auto elettriche hanno percorso 11.500 Km, i kWh erogati sono stati 1.350 al costo complessivo di 243 euro, per un risparmio di CO2 pari a 1.380 Kg. Inoltre, grazie alle eBike, utilizzate su qualsiasi tragitto e pendenza, si sono percorsi 3.905 Km senza sforzo. Questi risultati sono l’espressione di una scelta coerente con la vocazione naturalistica dell’isola. La sperimentazione del progetto proseguirà fino al 2013.
Restando sul tema, forse non tutti sanno che proprio qui a Milano è attivo il progetto Companies for eMilan: il progetto, nato nel 2011 dalla collaborazione tra Bosch e Arval, volto a creare un network di aziende virtuose interessate a diffondere la mobilità elettrica. Da una parte, Bosch offre soluzioni complete per la mobilità elettrica, software e hardware, dall’altra Arval mette a disposizione una vasta gamma di veicoli elettrici e servizi connessi. Beiersdorf, Bnp Paribas Real Estate, Bosch Rexroth, Cofely, Randstad, Schindler e Sorgenia sono le società che hanno già aderito al progetto. Presso le  sedi delle aziende coinvolte vengono installate le stazioni di ricarica Bosch per i veicoli elettrici. Grazie ai mezzi a zero emissioni forniti da Arval in noleggio a lungo termine, i collaboratori possono spostarsi agilmente nella città di Milano ricaricando i veicoli presso la propria sede e presso quelle delle altre aziende aderenti al network. I punti di ricarica Bosch, dislocati a una distanza minima di 4 Km e massima di 43 Km, garantiscono ai veicoli elettrici una copertura media dei tragitti sull’intera area di Milano. L’obiettivo del progetto è quello di estendere la rete attraverso il coinvolgimento di numerose aziende e di aumentare i punti di ricarica.

Terzo Paradiso: perfetto per portare in piazza motivazione e gioia di fare

27 luglio 2012
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Che cos’è il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto? Usando le sue parole “è l’accoppiamento fertile tra i primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui l’intelligenza della natura regolava totalmente la vita sulla terra. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo lentissimo che ha raggiunto negli ultimi due secoli una dimensione semopre più invadente. (…) Si è formato un vero e prioprio mondo artificale che continua a crescere consumando e deteriorando il pianeta naturale (…). Di fronte al bisgono universale di sopravvivenza del genere umano si concepisce il progetto globale del Terzo Paradiso. Questo non può che realizzarsi attraverso un passaggio evolutivo nel quale l’intelligenza umana trova i modi per convivere con l’intelligenza della natura. il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo passaggio epocale”. Con la collaborazione tra il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, l’Ufficio Educazione di Cittadellarte e CIAL, il Terzo Paradiso è diventato una grande operazione collettiva ed è stato declinato in un happening cui hanno partecipato migliaia di persone, bambini e adulti, in molte città italiane. Lo scorso 12 luglio, proprio la realizzazione di una tappa di questo meraviglioso happening al Castello di Rivoli ha preceduto il TALK 5 di Milano Green Festival dedicato all’arte in strada e al ruolo di stimolo e di emancipazione per le comunità urbane che queste proposte progettuali sono in grado di svolgere. Molti gli spunti emersi nella discussione, ci torneremo nei prossimi giorni.

Ultimo TALK 2012 a Rivoli con l’arte in strada di Michelangelo Pistoletto

2 luglio 2012
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Il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli ospiterà Milano Green Festival nell’ambito della Summer School, per una giornata-evento sul tema chiave della sostenibilità. Il prossimo giovedì 12 luglio a Rivoli si concludono in bellezza gli Inspiring talks di Milano Green, dopo gli incontri a THE HUB Milano, Design Library, Appartamento Lago e all’Eco Bookshop Valcucine. Si conferma così la fertile collaborazione con il Dipartimento Educazione del Museo, avviata nel 2011 con la tappa milanese del progetto ABITANTI-La moltitudine migrante in Piazza Duomo. Il TALK 5 della Rassegna DESIGNERS FOR A GOOD FUTURE, concepita a quattro mani con COMIECO, sarà sempre alla stessa ora, dalle 18.30 alle 20.30 al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Torino). Tema dell’incontro: L’arte in strada. Progetti partecipativi di arte contemporanea per gli spazi urbani: l’impatto sull’opinione pubblica, sulla comunità e sull’ambiente urbano.

Intervengono:  Anna Pironti, Responsabile Capo Dipartimento Educazione Castello di Rivoli; Michelangelo Pistoletto Artista e Direttore Artistico Cittadellarte Fondazione Pistoletto; Eliana Farotto, Responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco; Enza Dedali, Associazione Pigna Mon Amour Sanremo; Cristina Rapisarda Sassoon, Milano Green Festival.

Il TALK sarà preceduto, dalle 16.00 alle 18.00, da un workshop aperto a tutti dedicato al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto (in collaborazione con Cittadellarte e con la partecipazione degli studenti UNIDEE), per lanciare un messaggio di rispetto verso la natura e gli spazi urbani, attraverso un coinvolgimento creativo che pone l’arte al centro della trasformazione sociale responsabile. A cura del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli.

Una voglia matta di green! Grande partecipazione al TALK 4

14 giugno 2012
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Un bellissimo incontro il TALK 4 della Rassegna DESIGNERS FOR A GOOD FUTURE in cui abbiamo esplorato il tema: Orti indoor e giardini inaspettati per nuovi paesaggi urbani. Martedì 12 giugno, nell’ospitalissimo Eco Bookshop Valcucine, Sara Tommasi, Davide Sironi e Rositsa Todorova Ilieva, Francesca Bonfrate per Bubble Design ed Emanuele Bortolotti hanno animato una riflessione molto stimolante e molto partecipata sul nostro bisogno di green nei nostri ambienti interni ed esterni e sulle possibili soluzioni per soddisfare questo bisogno. Davide e Rositsa hanno presentato i molti risvolti educativi e partecipativi del Progetto OrtoLana, che ha coinvolto, nelle scuole, bambini e ragazzi di età differenti, le famiglie e, sul territorio, numerosi enti. Lasciando chiaramente intravedere le potenzialità ispirative di un progetto che fa della passione per il verde e per l’ambiente un’occasione unica per ritrovare una qualità di vita e di relazione con l’altro più equilibrata, più soddisfacente, più positiva e creativa. Francesca Bonfrate ha presentato il suo GreenKit, bellissimo set di attrezzi per realizzare piccole serre dentro e fuori casa: l’ha pensato con la sua partner Alessandra Bove, con l’idea di regalare a chi vive in una città del nord come Milano la possibilità di far vivere e veder crescere in piccolissimi spazi piante inaspettate, essenze delicate. Ed è stato poi Emanuele Bortolotti a far viaggiare nei suoi giardini inaspettati, prospettando l’aspirazione a fare soprattutto dei luoghi più trascurati e degradati della nostra città dei piccoli eden, luoghi giardino capaci di far scattare un click nel nostro modo di pensare e, soprattutto, di sentire e di percepire: il pasesaggio urbano può diventare molto gradevole anche al di là dei grandi progetti di riqualificazione e di nuove infrastrutture. Possiamo migliorare l’esistente con uno sforzo dal basso, fatto di scelte individuali e collettive che puntano a creare il bello dove non c’è, piuttosto che a guardare tristemente quel grigiore che è solo il frutto di una mancata intuizione, o della convinzione – errata! – di essere in qualche modo costretti a vivere nel brutto. Il cavedio smette di essere una cella buia e si riempie di foglie adatte all’ombra e al fresco, il tetto del garage si tramuta in giardino, il cortile del condominio in orto collettivo. E’ solo qualche spunto, Emanuele potrebbe andare avanti all’infinito!!!!