Shigeru Ban ispiratore: costruzioni low cost per le emergenze

2 luglio 2014
Nessun commento »

ban Dezeen_Post-Tsunami-Housing-by-Shigeru-Ban-Architects_2sq ban Emergency-shelters-by-Shigeru-Ban-1021 Shigeru-Ban-Paper Concert Hall-L Aquila, 2011_Photo by Didier Boy de la Tour 02_ADMHa vinto il Pritzker  2014, il più prestigioso premio d’architettura internazionale per le sue opere costruite in materiali riciclati, destinate a ospitare i profughi delle guerre civili e le vittime dei disastri naturali. Shigeru Ban, 56 anni, attivo tra Tokyo, Parigi e New York, ha passato gli ultimi vent’anni viaggiando per il mondo e lavorando alla costruzione di alloggi a basso costo in zone d’emergenza. Fra le opere più conosciute di Ban le case per gli sfollati giapponesi dopo lo tsunami del 2011, e una cattedrale di carta a fianco di quella danneggiata dal terremoto a Christchurch in Nuova Zelanda. La sua tecnica usa materiali inconsueti come bambù, stoffe e sottoprodotti di carta e plastica riciclata, adoperando materiali locali, per costruire colonne, muri e travi portanti. Il risultato è facile da smontare e rimontare e può essere resistente all’acqua e al fuoco. Shigeru Ban è noto come il “maestro della leggerezza” per la ricerca e la sperimentazione che egli compie utilizzando, in modo innovativo, materiali come il bamboo e, soprattutto il cartone che consente rapidamente di far fronte alla situazioni di emergenza.  I suoi edifici sono rifugi, centri comunitari e luoghi spirituali per coloro che hanno sofferto enormi perdite e distruzioni. Per Shigeru Ban, la sostenibilità è un concept intrinseco nella stessa architettura. Le sue opere si sforzano di utilizzare prodotti e sistemi adeguati, in sintonia con l’ambiente e il contesto specifico, nonchè materiali rinnovabili e, quando possibile, di produzione locale. Shigeru Ban è un architetto instancabile e il suo lavoro esprime ottimismo. Dove gli altri possono vedere sfide insormontabili, Ban vede un invito all’azione. Dove gli altri potrebbero prendere un percorso già collaudato, Ban vede la possibilità di innovare. È un maestro impegnato, un modello per i più giovani, fonte di sicura ispirazione. E’ sua anche la Paper Concert Hall aperta all’Aquila nel 2009 dopo il terremoto.

Milano spicca a livello internazionale per la raccolta differenziata dei rifiuti

13 giugno 2014
Nessun commento »

raccolta diff 2umido-e13535716749704Venerdì 6 giugno, alla Fabbrica del Vapore, nell’ambito dell’evento Milano Recycle City, è stato fatto un confronto tra buone pratiche di raccolta differenziata dei rifiuti urbani delle aree metropolitane vaste e ad alta densità abitativa, da Milano a New York, Berlino, Göteborg, in Svezia, e Lubiana, in Slovenia, e alcune municipalità olandesi, per comparare cifre, metodi e approcci. La nostra città ha fatto un’ottima figura! Unanime infatti il giudizio positivo espresso dagli ospiti internazionali intervenuti alla conferenza sui risultati ottenuti da Milano che, nel mese di maggio, ha toccato la soglia del 50% di raccolta differenziata, partendo da un 36,7% del 2012. Milano si piazza così tra le migliori città a livello internazionale con più di un milione di abitanti, potendo contare su un efficace sistema di raccolta dell’umido “porta a porta” e sull’utilizzo di sacchi in bioplastica compostabile che garantiscono una qualità elevata della raccolta dei rifiuti, arrivata, nel capoluogo lombardo, al 95%. Haley Rogers , analista del Department of Sanitation of New York City ha parlato di Milano e New York come “città gemelle”, per caratteristiche di densità abitativa e per le sfide comuni attualmente in campo, sottolineando l’importanza di una contaminazione di esperienze tra Stati Uniti e città Europee.

Tara Tari, Corentin e Capucine

8 maggio 2014
Nessun commento »

juta gold of bengala juta Foto0524Tara Tari è la barca in juta con cui Capucine Trochet ha attraversato l’Atlantico. Costruita in Bangladesh da Corentin de Chatelperron, Tara Tari è una barca unica, il primo prototipo costruito con un materiale a base di juta. Il suo primo viaggio dal Bangladesh fino alla costa mediterranea francese, a bordo Corentin, è durato 6 mesi ed è servito a dimostrare che la juta (di cui il Bangladesh è  ricchissimo) può essere utilizzata nell’industria della nautica. Corentin ha lasciato la barca a Capucine che l’ha portata in un cantiere della Bretagna per consentirle di riprendere il mare, questa volta in direzione dell’Atlantico. Niente lavori in grande stile. Capucine ha utilizzato esclusivamente materiali di recupero. Varo senza bottiglia rotta sullo scafo, ma una più mite ed ecologia noce di cocco. Poi la partenza vicino a Marsiglia e poi via verso le Canarie e Capo verde senza computer di bordo. Durante il viaggio, nove giorni di tempesta che non ha rotto nulla. Un’avventura estrema che per Capucine non è ancora finita. Dopo Martinica, un breve giro tra le isole caraibiche prima di raggiungere gli Stati Uniti, anticipando la stagione dei cicloni. Lo spirito che soffia tra le vele di Tara Tari vuole risvegliare i sogni, far navigare l’uomo della strada mostrandogli che l’orizzonte è molto più basso e più lontano dei palazzi del suo quartiere. Parole di Corentin.

Piazza Vetra: alberi o non alberi?

11 febbraio 2014
Nessun commento »
Sono rimasto basito vedendo gli alberi mutilati nel Parco delle Basiliche. Andavo verso il Museo Diocesano.  Attraversando via Molino delle Armi (la grande via che separa il parco in due senzaneanche le strisce pedonali) sulla sinistra ho visto coloro che dovrebbero avere cura della manutenzione dei giardini.  Una task force di circa 7 o 8  persone con due camion, due gru e altri attrezzi. Alcuni a più di 30 mt. di altezza nelle loro postazioni mosse dai bracci meccanici  “potavano” gli altissimi platani.  Facevano il lavoro che era stato loro affidato.  Però le piante che avevano già subito il trattamento erano ridotte a scheletri di alberi: tronco con resti di ciò che una volta erano rami. Lo spettacolo è simile a ciò che resta di un albero dopo un incendio, il degno contorno di un castello degli orrori con pipistrelli e vampiri.
Chiedo subito come mai l’intervento sia così drastico, forse c’è un errore? oppure motivi legati al sottosuolo? Conosco la necessità di interventi tanto invasivi in casi singoli, come malattie o tronchi vuoti oppure molto inclinati, ma qui tutte le piante che avevano già “curato” sono state mozzate. La risposta è stata che erano troppi anni che non s’interveniva, lasciando capire che con un intervento del genere non ci sarà bisogno di tornare per altrettanti anni.  Poi per rafforzare la propria causa mi spiegano che bisogna mettere in sicurezza il parco per le persone che lo frequentano e per chi vi abita vicino. Già ma le persone frequentano il parco proprio perché ci sono gli alberi non un’idea di albero.
Saluto cordialmente, mi basta aver sollevato un dubbio negli operatori e mi decido a indurlo anche su chi sovrintende telefonando al servizio del Comune Parchi e Giardini, numero verde 800.99.59.08. Rispondono con solerzia e gentilezza. Il giorno dopo (cioè oggi) vengo contattato dallo stesso Servizio Parchi e Giardini e mi spiegano che alcuni alberi avevano le radici in superficie e che gli altri erano troppo inclinati. Vabbè almeno un tentativo… almeno questo a Milano funziona davvero: io ho sollevato, con poca speranza, un dubbio e ho trovato un dipendente comunale che è intervenuto subito. Speriamo che i prossimi giorni chi dovrà riprendere il lavoro sul resto degli alberi assomiglierà più a un giardiniere e meno a un taglialegna. Gia perché di legna ne è stata fatta parecchia e grazie ai macchinari in loco i camion sono andati via pieni di segatura.
Enrico De Santis

Orange Fiber: dalla spremuta al tessuto!

17 gennaio 2014
Nessun commento »

«Il nostro sogno sarà realizzato quando produrremo i nostri capi, riusciremo a venderli e sentiremo la soddisfazione delle persone che li indossano».  Adriana Santanocito ed Enrica Arena sono venute a Milano da Catania per realizzare il loro sogno e ci sono riuscite! Insieme al Politecnico di Milano hanno brevettato Orange Fiber, una tecnologia per la creazione di tessuti vitaminici e sostenibili da scarti e sottoprodotti agrumicoli da mettere a disposizione di brand di moda sostenibili per consumatori consapevoli.orange fiber girls

Un appartamento condiviso a Milano e il sogno comune di «trasformare uno scarto della nostra terra in un prodotto innovativo». La storia di questa startup, alla quale la 36enne Adriana e la 28enne Enrica lavorano da un paio d’anni, nasce da una domanda: «Se utilizzassimo gli agrumi per creare un tessuto sostenibile e vitaminico?». Alla base la consapevolezza che il surplus di produzione agrumicola siciliana che finisce al macero o marcisce sugli alberi rappresenta il 25% della produzione totale dell’Isola. Se poi lo sguardo si allarga all’Italia intera si arriva al dato impressionante di 700.000 tonnellate di scarti industriali da lavorazione di agrumi.

Dallo studio dei processi di lavorazione, affidato ad Adriana Santanocito, che ha iniziato a studiare i processi di trasformazione delle biomasse in tessuti per la sua tesi di laurea, allo sviluppo di un’ipotesi di fattibilità che ha incluso l’arricchimento del tessuto con oli essenziali naturali che rilasciano vitamina C sulla pelle di chi li indossa, all’ottenimento del brevetto sono trascorsi un paio d’anni. Nel corso di questi, però, sono arrivati tanti riconoscimenti: la menzione speciale di Working Capital 2013 di Telecom Italia, il primo posto alla Creative business cup Italiana che ha permesso a Orange Fiber di partecipare al Campionato mondiale delle industrie creative di Copenhagen, nel quale il progetto di Adriana ed Enrica è stato selezionato tra i cinque migliori; uno dei sette riconoscimenti speciali “UniCredit  – Talento delle idee” nell’ambito del Premio Marzotto fino alla selezione tra i 10 progetti vincitori di Changemakers for Expo 2015 e tra le cinque migliori startup da Alimenta2Talent, il progetto di incubazione e accelerazione d’impresa nato dalla collaborazione tra Comune di Milano e Fondazione Parco Tecnologico Padano per favorire la nascita di nuove imprese e attrarre giovani talenti da tutto il mondo sul territorio cittadino in vista di Expo 2015.  Il progetto, in quest’ultimo caso, si è aggiudicato una borsa di studio da 1.500 euro mensili e l’opportunità di seguire un percorso di formazione all’imprenditoria con la definizione di business plan idonei a trasformare le idee in impresa accompagnati dal know how, le consulenze, i supporti tecnologici e le infrastrutture del Parco Tecnologico Padano. Il prossimo scalino per Adriana ed Enrica, adesso, è quello di reperire i fondi necessari per trasformare il brevetto in tessuti e capi da vedere indossati.

Verso la nuova Città Sostenibile e Smart: quale ruolo per il settore privato?

25 dicembre 2013
Nessun commento »

the-most-diverse-cities-in-the-usLa prospettiva di ritrovarci, entro il 2050, in 9 miliardi a vivere nelle città  è sicuramente un motivo di ispirazione da molti punti di vista. E proprio lo scenario di una città  raddoppiata rispetto ai valori del 2011 alimenta da un po’ la speranza di un nuovo orizzonte di sviluppo, se non di crescita, per l’economia. La città diventa insomma il perno attorno al quale far ruotare la nuova economia del Dopo Crisi, o addirittura, per certi versi, un’economia che sembra estranea alla dinamica della Crisi, in quanto espressiva del nuovo che avanza. Di fronte alle difficoltà dei governi e della politica di far fronte ai ritmi inarrestabili dello sviluppo urbano, si apre per il settore privato la straordinaria opportunità di porsi alla guida della creazione coordinata e dell’espansione delle nuove città. Il tema è certamente molto complesso e richiede approfondite riflessioni in molteplici campi di conoscenza. Senza voler fare troppo gli Europei, e cercando quindi di non sentirci in qualche modo paralizzati dal timore reverenziale che alcuni valori legati alla città suscitano nel nucleo più profondo del nostro DNA culturale (piani, programmi, la loro valenza strategica e i meccanismi partecipativi), due punti meritano una particolare attenzione: la città è prima di tutto una comunità umana e non ammette quindi azioni o interventi che non tengano conto dei bisogni specifici delle persone che la abitano. In secondo luogo, la prospettiva dello sviluppo urbano si gioca al tempo stesso nel Nord e nel Sud del mondo o, in altre parole, nelle economie mature e nelle economie emergenti. Questi due aspetti introducono nelle strategie di intervento del settore privato l’esigenza di considerare i valori sociali e i valori culturali come parte integrante delle prospettive di sviluppo economico connesse allo sviluppo urbano. Fino ad oggi, almeno nella parte più ricca del mondo, è stata la politica a presidiare questi valori. Nel nostro immediato futuro, il settore privato sarà in grado di farsi carico di questa vera e propria responsabilità? Perché è vero che la politica è in declino e che i governi arrancano sulle ultime macerie di modelli ormai improbabili di Welfare State, ma è certo anche che se il settore privato vuole giocarsi la leadership della nuova Urban Society deve dare prova di un vero e proprio cambiamento culturale. india-slums-2009-3-4-8-38-51Essere leader del processo di cambiamento che ci porterà a vivere nella Nuova Città Sostenibile e Smart significa saper pensare il business fuori dagli schemi, avendo chiaro in mente che il business potrà essere generato solo dall’incontro delle esigenze del mercato con i bisogni delle comunità, nel Nord come nel Sud del mondo. Il successo di un’azienda nel nuovo Mercato Urbano dipende, prima di tutto, dalla capacità di interagire con gli stakeholders e da una vera e propria “saggezza politica”, e cioè dalla capacità di guadagnarsi la fiducia e il rispetto degli attori politici dello scenario di riferimento. In pratica l’operatore privato deve uscire dalla sua cultura “business as usual” e imparare ad esercitare una vera e propria funzione supplente rispetto al soggetto politico o istituzionale, rendendosi disponibile ad occuparsi anche degli interessi “degli altri”.  morumbi-favela-1E’ quindi necessario che maturi un modello di business in cui attori lungimiranti del settore privato si pongano l’obiettivo ambizioso, ma perseguibile con le tecnologie oggi disponibili, di generare soluzioni di housing e di gestione efficiente dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti e dei trasporti saldamente radicate in una visione di eco-sostenibilità mirata al soddisfacimento dell’interesse generale. E’ un percorso in salita, perché tutti devono coordinarsi e collaborare, ma di sicuro successo. E proprio le megalopoli del Sud del mondo posso darci l’idea. Progettare per la comunità con convinzione porta a scoprire, nell’estrema complessità, il bagliore della più umile semplicità. E’ lì che la forza dell’innovazione può dare il meglio di sé.

 

Liberare i nostri mari dalle reti rifiuto si può

24 settembre 2013
Nessun commento »

A pochi mesi dal lancio, il progetto Healthy Seas, l’iniziativa internazionale per il recupero delle reti da pesca abbandonate nei nostri mari e la rigenerazione in prodotti tessili, celebra un importante risultato; nell’ambito delle prime missioni operative, oltre 20 tonnellate di reti da pesca sono state raccolte dai fondali del Mare del Nord e, successivamente, immagazzinate nel deposito di Healthy Seas del porto di Scheveningen in Olanda. Dal 24 settembre le reti raccolte verranno trasportate in Slovenia dove potranno essere rigenerate in nuovo filo ECONYL® di Aquafil. Questo primo importante risultato traghetta Healthy Seas verso nuove missioni di raccolta nei mari Adriatico e Mediterraneo. La fase iniziale del progetto Healthy Seas si è concentrata sui fondali costieri di Olanda e Belgio, dove squadre di sommozzatori hanno iniziato sin dall’estate a recuperare e a stoccare reti da pesca nel magazzino di Scheveningen, a pochi chilometri da Rotterdam. Le missioni hanno visto impegnati sommozzatori, fotografi e archeologi marini, considerata la forte presenza di relitti navali in quelle acque.  I tre soci fondatori (Aquafil, ECNC Group e Star Sock) hanno aperto il progetto a nuovi partner e, a breve, verranno ufficializzate due nuove importanti partnership: Norsk Fiskeriretur AS (Nofir), un’azienda norvegese che gestisce un sistema di riciclo a livello nazionale per la gestione dei prodotti a fine vita utilizzati dall’industria della pesca e della pescicoltura, e Fonda Fish Farm, un’azienda Slovena specializzata in allevamento ittico in condizioni di alta sostenibilità ambientale, attraverso l’uso di gabbie fluttuanti al largo delle coste dell’oasi ittica della baia vallone di Pirano, in Slovenia.

Quartiere del Benessere a Milano

15 luglio 2013
Nessun commento »

Iniziamo un viaggio dentro a un quartiere di Milano in cui si sta proprio bene, al punto che vorremmo stimolarrne la vocazione a candidarsi come Quartiere del Benessere. Parliamo di un Benessere vero e totale, basato sul potenziamento di pensieri positivi, sulla ricerca e sullo sviluppo di relazioni costruttive con le persone e con l’ambiente. Un Benessere più attento ad alcuni valori-radice da selezionare accuratamente e da condividere, piuttosto che su valori materiali e sull’attaccamento alle cose. Faremo tappa in vari luoghi di questo quartiere che si sviluppa attorno all’asta di Corso Genova tra i due incroci di Via De Amicis e di Viale Papiniano, uno sguardo al Duomo a un capo e uno sguardo al mercato rionale dall’altro capo. Un misto di centro storico e periferia che ancora risente, nelle sue architetture, nei colori e negli odori, dell’antica vocazione artigiana e un filo Bohème. Partiamo dal nido-scuola Clorofilla , in Via Cesare da Sesto, l’unica realtà per l’infanzia nel centro storico di Milano dove la natura è un vero e proprio elemento di progetto: grazie alla presenza di un vasto giardino pensile, di un orto e di una serra con la siepe dei cinque sensi i bambini possono crescere a stretto contatto con la natura. Giocare e mangiare all’ombra di un ciliegio qui si può fare… Da settembre 2013 nello staff di Clorofilla sarà presente una nuova insegnante madrelingua inglese, laureata in botanica a Chicago e con una specializzazione in “Orti urbani”. Questa insegnante, che sarà una vera e propria “atelierista del verde”, seguirà in inglese i bambini più grandi delle sezioni di nido e di scuola dell’infanzia per tutto l’arco della giornata educativa. Bambini e bambine avranno quindi la possibilità di giocare e sperimentare concretamente in un vero orto situato nel giardino pensile posto al piano superiore del nido-scuola. Progettato come un luogo polisensoriale, il giardino pensile di Clorofilla dispone di erbe officinali profumate, aromi, piante pelose, morbide, fiori colorati e alberi da frutto: ci sono anche un nespolo, un olivo e un ciliegio. L’atelierista del verde avrà anche a disposizione uno spazio coperto dedicato con grandi vetrate sul garden, dove potrà organizzare il mondo green anche nei mesi invernali: per i piccoli sarà possibile creare piccole serre, leggere libri in tema ma anche e soprattutto giocare con la terra e imparare a coltivare delle piante vere.

Ideato e voluto da una giovane donna milanese, Giovanna Gulli, Clorofilla porta con sé i valori delle loro professionalità nella proposta educativa e offre la garanzia di un progetto di continuità formativa che, oltre ai bimbi da 0 a 6 anni, desidera coinvolgere anche i pensieri e le azioni dei genitori: se il tempo dell’infanzia è un tempo di infinite potenzialità nel quale i bambini cominciano a esprimere la propria personalità e a costruire la conoscenza non bisogna dimenticare che si tratta di un’occasione di crescita irripetibile anche per i genitori. Grazie alla consulenza di Reggio Children, realtà di rilievo mondiale nel campo dei progetti pedagogici per l’infanzia, sono stati concepiti il progetto gestionale del servizio educativo e la formazione del team di lavoro. La qualità è quindi un valore e un obbligo, che si declina nella selezione delle educatrici, negli impegni etici in materia di contrattualistica del lavoro, nella creazione di un team d’insegnanti, atelieristi, cuoche e ausiliarie che condividano la passione per l’infanzia che è alla base dell’intero progetto.

Ecco i numeri di Clorofilla:

–       2000 mq complessivi su due livelli

–     7 sezioni di 45 mq ognuna capaci di accogliere 150 bimbi (72 per il nido e 78 per la scuola dell’infanzia). Ogni sezione ha al suo interno un mini-atelier, un bagno attrezzato e un soppalco per la nanna

–       300 mq open space per le attività comuni (musica con i bambini, scuola di attività yoga per mamme, festival di teatro e musica nel weekend)

–       300 mq per il giardino pensile con orti e serra al primo piano

–       30 mq per la piscina riscaldata

–       50 mq per lo spazio dedicato alla motricità.

NON MALE, seguiteci alla prossima tappa nel Quartiere del Benessere.

Spazi pubblici a Milano: le persone, i luoghi, le vocazioni dei quartieri al Green Drink di giugno

26 giugno 2013
Nessun commento »

Milano sta vivendo una fase di sviluppo e trasformazione urbanistica, architettonica e infrastrutturale che la sta rilanciando tra le grandi capitali europee. Lo skyline della nostra città sta cambiando. La carica innovativa del cambiamento in atto è davvero elevata. Ma quale rapporto vogliamo che passi tra la nuova Milano costruita e la sua comunità? Quale contenuto umano vogliamo che venga espresso dalle nuove strutture e dalle infrastrutture che le connettono? La Milano città del futuro, oltre a proporre di sé un’immagine di elevata efficienza economica e ambientale, sta definendo la sua identità culturale e sociale? In questa prospettiva: quale sistema di fruizione degli spazi pubblici potrà caratterizzare la nuova Milano? E’ possibile iniziare a disegnare una strategia complessiva di fruizione degli spazi pubblici che valorizzi la relazione tra i luoghi e i bisogni reali delle persone, al tempo stesso dando spazio e incoraggiando vocazioni specifiche e differenzianti dei singoli quartieri? Ci siamo posti queste domande al nostro ultimo Green Drink dell’11 giugno con ottimi ospiti, che hanno stimolato una riflessione di grande qualità. A partire da Maria Rita Ciceri, Docente di Psicologia Generale e Psicologia della Comunicazione per il benessere dell’Università Cattolica di Milano che ha affrontato il tema delle percezioni, dei bisogni e delle aspettative del cittadino-persona nella fruizione degli spazi pubblici. E lo ha fatto applicando la visione della psicologia positiva che apre due diverse prospettive: quella edonica e quella eudaimonica. La prima è centrata sul benessere soggettivo in termini di presenza di emozioni positive ed assenza di emozioni negative: applicata alla fruizione di spazi pubblici significa rendere disponibili alla persona diverse possibili fonti di sensazione/emozione positiva. Questo tipo di benessere si esaurisce con l’esperienza specifica, quindi dura poco. La seconda  prospettiva riferisce la condizione di benessere, anche nella fruizione di uno spazio pubblico, all’auto-realizzazione, considerata come attualizzazione delle potenzialità, risorse e predisposizioni individuali, alla costruzione di significati e alla condivisione di obiettivi. Il termine eudaimonia va interpretato nell’accezione utilizzata da Aristotele nell’Etica nicomachea:  implica un processo di interazione e mutua influenza tra benessere personale e benessere collettivo, tale per cui la felicità individuale si realizza nell’ambito dello spazio sociale. L’eudaimonia corrisponde ai bisogni individuali e collettivi legati nel loro insieme a quel “bene comune” che pone gli esseri umani in tensione reciproca, e che ognuno ricerca attraverso le opportunità offerte dalla società nel cui ambito collabora alla costruzione di un progetto condiviso. Nella prospettiva eudaimonica il benessere non è necessariamente sinonimo di piacere: vengono piuttosto enfatizzate la capacità umana di perseguire obiettivi significativi per il singolo e la società, la mobilizzazione delle risorse, l’incremento delle abilità e dell’autonomia individuale, le competenze sociali e il ruolo delle relazioni interpersonali nella promozione del benessere individuale e comunitario. Perfetto! E’ quello che vogliamo! Pensare il più possibile gli spazi pubblici di Milano come possibili progetti condivisi, nel momento dell’ideazione, ma anche e soprattutto nel momento della fruizione. A Milano ha lavorato molto in questa direzione esterni, impresa culturale attiva dal 1995, raccontata al nostro Green Drink da Anna Spreafico. esterni progetta spazi pubblici, disegna servizi per piccole e grandi comunità, promuove e realizza eventi di aggregazione, sviluppa campagne di comunicazione necessaria e partecipata. E’ sicuramente un punto di riferimento importante per generare una strategia degli spazi pubblici per la nostra città.  Sergio Colantuoni ha raccontato l’esperienza di NIL 28, Associazione Culturale nata nel 2011 e attiva nel quartiere che si trova a cavallo tra i viali Umbria e Molise. Il nome, acronimo di Nucleo d’Identità Locale n. 28, si ispira al codice con cui questo brano di città è stato identificato nella nuova mappa dei quartieri di Milano. Il quartiere è densamente popolato da imprese creative, artisti, architetti ed operatori culturali. Da questa peculiarità nasce  la definizione di NIL28 come distretto creativo. L’Associazione ha come finalità la promozione di attività e iniziative di natura culturale e progettuale orientate a creare una  sinergia tra creatività, professioni e luoghi fisici di produzione. L’idea è che i creativi e tutti i professionisti insieme, al servizio anche del luogo in cui operano, costituiscano un valore aggiunto reale per questa stessa porzione di città. Inoltre la ricerca prodotta deve trovare proprio nel luogo in cui si sviluppa l’ambiente ideale per una prima sperimentazione concreta. Il beneficio delle attività di produzione creativa potrà così ricadere sul quartiere valorizzandolo nel tempo. Isabella Inti e Giampaolo Artoni hanno portato la testimonianza dell’Associazione ADA Stecca, che nasce da un’esperienza di autorganizzazione pluriennale di spazi in abbandono da parte di una decina di associazioni, artigiani, artisti fermamente motivati alla salvaguardia e valorizzazione di spazi pubblici dedicati all’associazionismo locale e cittadino ai margini tra lo storico quartiere Isola e una delle più centrali aree di trasformazione urbana, il Garibaldi- Repubblica. Le attività di ADA Stecca sono organizzate in quattro aree tematiche: Quartiere Isola e spazi aperti, Artigianato e aggregazione giovanile, Cultura della sostenibilità ambientale, Multiculture e integrazione sociale. L’ Incubatore dell’Arte, detto STECCA 3.0 è un edificio pubblico di circa 760 mq gestito dalla  rete di associazioni ADA Stecca , con costi di mantenimento a carico delle realtà associative e la condivisione di un programma socio-culturale con la Pubblica Amministrazione e il Consiglio di Zona 9. In esterno sono stati concessi 500 mq di spazi aperti. La Stecca 3 è una casa per associazioni e attività socio-culturali che si sviluppa su 2 piani: al piano terra degli spazi dedicati a laboratori e al primo  piano ad ufficio e corsi. Sia al piano terra che al primo piano ci sono degli spazi flessibili aperti per raccogliere a rotazione corsi, workshop, seminari, dibattiti pubblici, cene sociali. E’ intervenuto all’incontro Manfredi Catella, Presidente e Amministratore Delegato di Hines Italia. Oggi Porta Nuova rappresenta uno dei maggiori progetti di riqualificazione urbana in Europa attualmente in fase di realizzazione, con un valore di mercato superiore ai 2 miliardi di euro. Il cantiere sta trasformando il centro di Milano con alcuni  edifici icone come il palazzo di Unicredit progettato dall’architetto argentino Cesar Pelli.  La trasformazione restituirà a Milano un’area dismessa di oltre 290mila mq, con 30 edifici precertificati o certificati LEED GOLD. Il progetto si articola in diverse fasi: la prima di Porta Nuova Garibaldi è quasi del tutto completata, mentre la fase due sarà ultimata per Expo 2015; la fase Porta Nuova Varesine e Porta Nuova Isola sarà realizzata nel 2014. Manfredi Catella ha sottlineato che la vera sfida di Milano Porta Nuova è l’architettura orizzontale e, lungo questa linea, l’integrazione delle nuove architetture con quartieri caratterizzati da identità molto forti e molto diverse tra loro. Il Parco dei Giardini potrà rappresentare il filo conduttore di una diversità fortemente attrattiva dal punto di vista della rigenerazione e della riqualificazione urbana. Molto attiva la partecipazione della nostra Amministraziaone comunale rapprentata da Ada Lucia De Cesaris, Vice Sindaco, Assessore all’Urbanistica, Edilizia Privata e Agricoltura Comune di Milano,  Daniela Benelli, Assessore all’Area Metropolitana, Casa, Demanio Comune di Milano e Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura Comune di Milano. Chiarissimo il messaggio dell’Assessore Del Corno: gli spazi pubblici e in particolare i luoghi destinati alla cultura devono essere condivisi e co-abitati, ed è quindi indispensabile che si diffonda questa specifica disponibilità tra gli attori degli spazi pubblici milanesi: tutti dobbiamo imparare a condividere e smettere di chiuderci in spazi o posizioni acquisite. E l’Assessore Benelli ha invitato a proseguire il lavoro diretto nei quartieri, a far partire da lì le iniziative e i progetti di progettazione e di fruizione degli spazi pubblici. Con noi al Green Drink anche Paolo Righetti per Fabbrica del Vapore, che apre le porte a possibili iniziative comuni con Milano Green e i vari attori coinvolti quest’anno nei nostri Green Drinks. Insomma tutti gli ingredienti ci sono, si tratta solo di provare a cucinare insieme!


Cibo e città: verso un food-system per Milano sostenibile, attori in campo al Green Drink di maggio

13 maggio 2013
Nessun commento »

UN NUOVO MODO DI LEGGERE IL CIBO

Il cibo fa parte della nostra quotidianità urbana e ne scandisce, se siamo fortunati, il ritmo: colazione, pranzo, cena.  In realtà negli ultimi 10 anni ha preso piede nel nord del mondo un’idea molto più ricca e sfaccettata di quello che il cibo rappresenta oggi per la città. E la rivisitazione del concept di cibo dal punto di vista urbano comprende: la sua considerazione da mero “prodotto” (un oggetto isolato) a “sistema” (con la crescente consapevolezza dell’intera filiera e del tipo di territorio e ambiente che ne derivano), il rapido affermarsi della convinzione che questo sistema non possa più essere confinato nella dimensione del “rurale” e nemmeno in quella del solo “libero mercato” fatto da pochi attori globali che decidono le sorti della città senza farne parte. Se da un lato il cibo è quindi “bene privato” per definizione, dall’altro, il cibo come sistema – fattore chiave della sostenibilità urbana – inizia ad essere discusso sempre più come  “bene comune” o addirittura come “bene pubblico”. E paradossalmente il motore alla base di questo processo non è il mondo agricolo, ma la grande metropoli urbanizzata, che da secoli se ne era “felicemente” emancipata. Così, anche architetti e urbanisti iniziano a vedere il “cibo” come una “omissione sconcertante” nella loro professione e a riconoscerne il ruolo essenziale: “Food is a sustaining and enduring necessity. Yet among the basic essentials for life – air, water, shelter, and food – only food has been absent over the years as a focus of serious professional planning interest. This is a puzzling omission…”.

CIBO E SOSTENIBILITÀ: UNO SGUARDO AI NUMERI GLOBALI

Secondo il Global Footprint Network l’umanità consuma ogni anno risorse per 1,3 pianeti. Il cibo come sistema – comprensivo dell’intera filiera “from field to fork” e i rifiuti che ne derivano – gioca un ruolo di grande importanza nelle prospettive della sostenibilità. A partire dalla produzione, che ha questi numeri:

  • l’attività agricola è responsabile per il 33% della produzione globale di gas serra e per 80% dei consumi di acqua destinati alla produzione di cibo
  • il 43% delle foreste tropicali e subtropicali è stato convertito in terreni per le coltivazionic
  • circa il 26% della Terra è sfruttata per pascoli, mentre 1/3 dei terreni agricoli è diretto alla produzione di mangimi animali.

Per quanto riguarda la trasformazione:

  • i cibi trasformati (ad es. surgelati, snacks, conserve, insaccati ecc.) ammontano a circa 80% delle vendita globale di cibo
  • il consumo di cibi pre-trattati (ad es. prodotti pronti o quasi-pronti) è in aumento e condiziona direttamente la salute della popolazione urbana, con un crescente tasso dei tassi dell’obesità e del diabete.

Questi i dati salienti della distribuzione:

  • la distanza tra luogo di consumo (la città) e il luogo di produzione è in continuo aumento
  • l’aumento della lunghezza delle filiere comporta l’incremento delle intermediazioni con conseguente elevato consumo di combustibili fossili per i trasporti e di materie prime per gli imballaggi
  • L’importazione di cibo dall’estero è in continuo aumento.

Per quanto riguarda il consumo:

  • nei Paesi ad alto reddito i consumi alimentari rappresentano la prima voce dell’impatto ambientale di ogni individuo, con una percentuale tra il 30% e il 40%  dell’impronta ecologica (“ecological footprint”) totale
  • il consumo giornaliero di acqua virtuale con una dieta ricca di carne si aggira attorno ai 5400 litri, mentre con una dieta composta da cereali, frutta, ortaggi e pesce si scende a un consumo compreso  tra 1500 e 2600 litri.
  • ogni anno nel mondo muoiono 29 milioni di persone per eccesso di cibo e  36 milioni per assenza di cibo.

E il post-consumo:

  • 1/3 della produzione mondiale di cibo viene buttata (persa lungo la filiera o nella fase di consumo), equivalente a 1.3 miliardi di tonnellate all’anno (FAO 2011)
  • All’anno ogni persona spreca: 110 kg di cibo commestibile negli Stati Uniti, 108 in Italia, 99 in Francia, 82 in Germania e 72 in Svezia
  • In Italia lo spreco di frutta e verdura presso i punti vendita equivale a 36,5 miliardi di bottiglie d’acqua da 2 litri.

Questo rapido elenco ci fa ben intuire quali siano le conseguenze insostenibili della mancanza di un “food system” nei piani per la sostenibilità urbana. Molte città nel mondo si sono dotate di una food strategy (Londra, Amsterdam, NYC, Los Angeles) e tra queste Vancouver è un esempio di buona pratica. Nello scenario internazionale, Milano non si è ancora dotata di una food-strategy pur essendo ricca di esperienze che “dal basso” contribuiscono a costruire un eco-sistema urbano virtuoso. Cosa possiamo fare  per valorizzarle e indirizzarle verso la creazione di un sistema? Ne abbiamo parlato al nostro ultimo GREEN DRINK del 7 maggio. Rositsa Ilieva e Sara Tommasi, Architetti del Politecnico di Milano hanno introdotto il tema. La discussoione è stata animata da: